Il mercato del lavoro italiano nel 2024 ha visto quasi 840mila nuovi ingressi di operai specializzati, pari al 15% delle assunzioni totali. Le aziende però hanno fatto fatica a trovare questi profili: oltre il 60% ha segnalato problemi di reperimento, con tempi di ricerca che superano i cinque mesi. Questi dati emergono dall’analisi dell’Ufficio studi della Cgia, basata sui report Unioncamere-Ministero del Lavoro e sul Sistema Informativo Excelsior. La difficoltà si concentra soprattutto nelle piccole imprese e in settori chiave come manifatturiero ed edilizia, dove la mancanza di candidati disponibili ha rallentato le attività produttive.
Operai specializzati: numeri e difficoltà nel reclutamento lavorativo
Nel 2024, circa 840mila assunzioni previste nel mercato italiano riguardano operai specializzati, equivalenti al 15% delle nuove entrate totali. Tra tutte le professioni richieste, questa categoria presenta il più alto tasso di difficoltà nel reperimento, segnalato dal 63,8% delle imprese. Il processo di selezione ha richiesto quasi cinque mesi in media, un lasso di tempo decisamente lungo rispetto ad altre figure professionali. In quattro casi su dieci, gli imprenditori hanno lamentato l’assenza completa di candidati al colloquio. Questo fenomeno indica che il problema non è solo la carenza di competenze, ma anche la scarsità di interesse effettivo per questi lavori.
In particolare, le piccole e piccolissime aziende hanno registrato una maggiore complessità nel trovare operai specializzati come carpentieri, gruisti, fresatori, saldatori o operatori di macchine a controllo numerico computerizzato. La mancanza di questi lavoratori penalizza soprattutto settori con necessità specifiche di competenze tecniche, contribuendo a rallentare le attività produttive. L’assenza di candidati disponibili, nonostante le offerte, mette in luce una distanza crescente tra domanda e offerta di lavoro qualificato.
Il problema va oltre i tradizionali ruoli, arrivando a colpire anche settori tecnologici come l’elettronica e l’elettrotecnica, dove ben il 75% delle aziende fatica a trovare tecnici e operai qualificati. Questo fenomeno comporta rallentamenti nei progetti industriali, con ripercussioni concrete sulla capacità di crescita e competitività delle imprese italiane.
Origini del disallineamento tra domanda e offerta di operai specializzati
Le cause che spiegano la difficoltà nel reperire operai specializzati sono molteplici e spesso si intrecciano tra loro. Innanzitutto, la dinamica demografica italiana ha ridotto il numero di giovani disponibili sul mercato del lavoro, un problema accentuato dall’invecchiamento della popolazione attiva. A questo si aggiunge una carenza marcata di competenze tecniche e professionali richieste dall’industria, fenomeno particolarmente evidente nel settore manifatturiero.
Dall’altro lato, i cambiamenti nelle preferenze lavorative dei giovani mostrano una ridotta disponibilità ad accettare ruoli che richiedono orari prolungati, turni nel weekend e condizioni fisicamente pesanti. Molti giovani ricercano lavori che garantiscano più flessibilità , autonomia e tempo libero, caratteristiche difficilmente compatibili con alcune attività manuali specializzate tradizionali. Questi mutamenti, osservati osservati rispetto al periodo pre-Covid, tendevano ad accentuarsi.
La limitata attrattività delle professioni tecniche e manuali si lega anche alla mancanza di adeguati investimenti nella formazione specializzata. Le imprese lamentano la scarsità di interventi per migliorare le competenze dei candidati. La burocrazia e la scarsa capacità di programmare percorsi professionali stabili aumentano la difficoltà nel trattenere talenti tecnici. In certi casi, la crisi industriale, come quella che ha colpito il settore automotive nel primo semestre del 2025 con una produzione scesa del 17,3%, riflette il peso che la carenza di manodopera qualificata ha sull’intero tessuto produttivo.
Questa crisi espone il rischio di una più ampia deindustrializzazione e amplifica le differenze territoriali nel modo in cui il lavoro tecnico viene richiesto e offerto. Paesi come Germania e Francia stanno adottando politiche più efficaci di sostegno e riqualificazione, mentre in Italia permangono lacune che pesano sui programmi di crescita e rinnovo industriale.
Le aree territoriali e i comparti produttivi più colpiti
La difficoltà nel trovare operai specializzati nel 2024 si concentra maggiormente nel Nordest, dove il tasso di difficoltà ha raggiunto punte superiori al 50%. Trentino Alto Adige , Friuli Venezia Giulia , Umbria , Valle d’Aosta e Veneto sono le regioni più critiche nel reperimento di queste figure lavorative. Qui le imprese si trovano a fronteggiare lunghe attese e un’offerta di candidati insufficiente rispetto agli annunci disponibili.
Nel Mezzogiorno, la situazione è meno critica: Sicilia , Puglia e Campania mostrano un livello di difficoltà inferiore alla media nazionale, che si attesta intorno al 47,8%. Questa differenza geografica evidenzia una distribuzione sbilanciata delle competenze tecniche nel Paese e un divario nelle dinamiche occupazionali.
Dal punto di vista settore, il manifatturiero e l’edilizia risultano i comparti più toccati dalla carenza di operai specializzati. All’interno del manifatturiero, i segmenti del legno, tessile-abbigliamento-calzature e metalmeccanica sono quelli con le maggiori difficoltà di reperimento. Questi settori, parte di una filiera produttiva con specifiche esigenze tecniche, risentono direttamente del mancato ricambio generazionale e della scarsità di candidati correttamente formati.
Previsione delle assunzioni e concentrazione nelle grandi cittÃ
Le imprese italiane, tra agosto e ottobre 2025, prevedono complessivamente 1,4 milioni di nuove assunzioni. Milano guida la classifica delle Città Metropolitane con 115.280 posti di lavoro disponibili, seguita da Roma con 114.200. Altre città con elevate richieste di personale sono Napoli , Torino , Bari e Brescia .
Questi numeri segnano un forte concentramento delle assunzioni nelle grandi città , dove ambiti produttivi e servizi richiedono un alto volume di lavoratori. Nel contesto della carenza di operai specializzati, la competizione per attrarre candidati qualificati diventa più intensa, soprattutto nelle aree con maggiore sviluppo industriale.
Questa dinamica rafforza la necessità di misure mirate a creare percorsi di formazione e lavoro che rispondano alle esigenze del mercato, favorendo l’incontro tra domanda e offerta anche fuori dai grandi centri urbani. Il persistente divario tra richieste delle imprese e disponibilità di figure tecniche rimane una questione aperta per l’economia italiana.