Un blackout senza precedenti ha lasciato al buio Perico, nella provincia di Matanzas, per ben 27 ore di fila. Migliaia di persone senza elettricità, con tutte le difficoltà che ne sono seguite: niente acqua corrente, cibo che si rovina e una tensione che monta fino a qualche protesta simbolica contro il governo di Miguel Díaz-Canel. Nel resto dell’isola la situazione non è migliore: ci sono zone in cui i blackout durano addirittura giorni. Dietro questa emergenza c’è una crisi energetica profonda, che sta mettendo in ginocchio sia la vita quotidiana che l’economia nazionale.
Perico e dintorni: blackout infiniti e disagi pesanti
Perico ha vissuto un’interruzione storica della corrente, 27 ore senza luce che hanno paralizzato la città. Senza elettricità si sono fermate anche le pompe dell’acqua, lasciando molte famiglie senza neanche l’acqua potabile per ore. Una situazione che ha complicato la vita di tutti, peggiorando condizioni igieniche e sanitarie.
Il blackout ha messo fuori uso frigoriferi e congelatori, con il risultato che molti hanno perso cibo prezioso. Un danno economico che si aggiunge a uno stato di esasperazione crescente. La rabbia è sfociata in proteste: alcuni cittadini hanno imbrattato con vernice nera un cartellone con il volto del presidente Díaz-Canel, un segnale chiaro della frustrazione diffusa.
Peggio è andata nelle zone periferiche, come nel quartiere Las Canteras, dove la corrente manca da otto giorni. Tutto a causa di un guasto ai trasformatori, rimasti fermi senza riparazioni rapide. È il segno di una rete elettrica fragile, che fatica a reggere soprattutto nelle aree rurali e meno servite.
A complicare il quadro c’è anche un focolaio di chikungunya nella provincia, con sintomi come febbre e vomito. Senza elettricità è più difficile accedere alle cure e gestire l’epidemia, che si espande in un contesto già difficile.
Le centrali elettriche cubane: guasti e investimenti mancati
Dietro la crisi energetica c’è un problema strutturale. Sei centrali termoelettriche su venti sono ferme per guasti o manutenzione saltata, mentre una trentina di piccoli impianti non funzionano per mancanza di carburante.
Il risultato sono blackout frequenti e lunghi in tante città. Santiago de Cuba e Holguín ne soffrono più di tutte, con interruzioni che superano le 20 ore al giorno. A L’Avana i blackout sono più brevi, ma comunque arrivano fino a 10 ore giornaliere. Ogni zona dell’isola convive con l’oscurità, con effetti pesanti sui servizi essenziali.
A peggiorare la situazione ci sono le difficoltà nel trovare finanziamenti esterni e la scarsità di risorse interne. Per rimettere in piedi e aggiornare le infrastrutture servirebbero tra 8 e 10 miliardi di dollari: una cifra fuori portata per il Paese. A questo si somma una gestione statale centralizzata che finora ha mostrato i suoi limiti, soprattutto nella manutenzione e nelle riforme.
In più c’è l’embargo statunitense, attivo dal 1962, che rende complicate le forniture di carburante e tecnologia. Negli ultimi anni le restrizioni si sono fatte più dure, con l’inserimento di Cuba nella lista dei Paesi sponsor del terrorismo. Questo pesa anche sul turismo europeo, frenando le visite e complicando i viaggi, in particolare per i cittadini spagnoli diretti negli Stati Uniti.
Salute, economia e società sotto stress per i blackout
I blackout mettono a dura prova la salute pubblica e l’economia cubana. Ospedali e scuole devono fare i conti con frequenti interruzioni: molte strutture sospendono attività o riducono i servizi per mancanza di energia. L’accesso all’acqua potabile, la conservazione dei medicinali, il funzionamento delle cliniche ne risentono pesantemente.
La situazione è particolarmente critica nella provincia di Matanzas, dove si sta diffondendo il chikungunya. L’assenza di corrente rende più difficile curare e assistere chi è colpito, peggiorando la crisi sanitaria.
Sul fronte economico i dati sono preoccupanti. Il PIL cubano è in calo da cinque anni, con un -1,1% previsto per il 2024. La Commissione economica per l’America Latina prevede un ulteriore peggioramento entro l’anno. Il turismo, che regge buona parte dell’economia, segna una battuta d’arresto: nel primo semestre il tasso di occupazione alberghiera è sceso al 21,5%, quasi sette punti in meno rispetto al 2023. Le visite internazionali sono calate del 25%, con meno di un milione di turisti.
Gli hotel spesso hanno generatori propri, ma non sempre bastano a evitare disagi causati dai blackout improvvisi. A questo si aggiungono problemi di connessione internet e difficoltà a mantenere gli standard di servizio, fattori che pesano sulla soddisfazione dei visitatori.
Le proteste, come quelle con le scritte sui cartelloni del presidente, mostrano un malessere diffuso. Le autorità hanno risposto con indagini e controlli più stretti, alimentando un clima di repressione. Il ricordo delle grandi proteste di luglio 2021 torna a farsi sentire, mentre la crisi energetica continua a far crescere il disagio sociale.
Il presidente Díaz-Canel ha definito i blackout il principale ostacolo per l’economia cubana, che appare “quasi paralizzata” senza servizi essenziali. Il governo è sotto pressione per trovare soluzioni rapide, mentre la popolazione continua a fare i conti con continue interruzioni di corrente e la scarsità di beni di prima necessità.