Stop alla sperimentazione in campo delle nuove varietà vegetali create con tecniche avanzate in Italia nel 2025
Nel corso del 2025, in Italia è saltato il proseguimento della sperimentazione in campo delle nuove varietà vegetali sviluppate con le tecniche di evoluzione assistita . Questi tipi di piante sono stati considerati una risposta concreta agli effetti del cambiamento climatico, in particolare per la resilienza agli stress idrici e alle malattie. Il blocco, arrivato in Commissione Bilancio del Senato, ha suscitato preoccupazione tra gli addetti ai lavori, in particolare tra gli agricoltori e i ricercatori.
Le tecniche di evoluzione assistita e le nuove varietà vegetali
Le tecniche di evoluzione assistita rappresentano un procedimento che permette di selezionare e accelerare in laboratorio le caratteristiche genetiche più vantaggiose delle piante coltivate. Questi metodi, distinti dagli organismi geneticamente modificati , non introducono materiale genetico estraneo. Piuttosto, migliorano le varietà tradizionali agendo sulla selezione delle mutazioni naturali più adatte, tanto che il procedimento ricorda in chiave moderna la selezione sperimentale condotta dagli agricoltori nel corso dei secoli.
Le nuove varietà sviluppate con le Tea mostrano maggiore resistenza agli stress idrici, che comprendono periodi di siccità prolungata, fenomeno legato al riscaldamento globale. Si caratterizzano anche per la maggiore tolleranza a fitopatie sempre più diffuse, riducendo di conseguenza la necessità di utilizzare fertilizzanti chimici e agrofarmaci. Questo concetto si lega a un’agricoltura più sostenibile, capace di rispondere alle sfide ambientali che interessano l’Italia e non solo.
I rischi provocati dal blocco della sperimentazione in senato
Il ritiro improvviso, avvenuto in Commissione Bilancio del Senato, di un emendamento che avrebbe esteso l’autorizzazione alla sperimentazione delle varietà ottenute con le Tea fino alla fine del 2025, ha allertato agricoltori e ricercatori. La Copagri, principale organizzazione di rappresentanza agricola italiana, ha immediatamente fatto sentire la propria voce denunciando i rischi legati a questo stop.
Secondo Tommaso Battista, presidente della Copagri, “interrompere la sperimentazione sul campo significa compromettere la strada verso l’innovazione e il miglioramento genetico delle colture italiane.” Questi miglioramenti sono necessari per garantire alle piante la capacità di adattarsi al mutare delle condizioni ambientali, con meno stress dovuti a caldo e siccità. Il blocco rappresenta quindi un ostacolo per lo sviluppo di produzioni agricole più resistenti e più sostenibili.
Le conseguenze per la ricerca e il futuro dell’agricoltura italiana
Il mancato rinnovo della sperimentazione entro le aree autorizzate potrebbe alimentare un clima di incertezza sia per il mondo della ricerca sia per chi lavora in agricoltura. La possibilità di condurre esperimenti in campo è fondamentale per verificare sul territorio i benefici delle nuove varietà, prima di introdurle su scala più ampia.
Battista ha sottolineato come continuare le attività sperimentali permetterebbe di ottenere colture capaci di affrontare meglio la scarsità d’acqua e gli stress ambientali. Questi progressi sono determinanti per una cosiddetta “rivoluzione green” che ambisce a ridurre l’uso di carburanti, fertilizzanti e pesticidi, al tempo stesso aumentando la produzione agricola. L’Italia, che affronta da tempo le sfide legate al cambiamento climatico, necessita quindi di strumenti concreti per migliorare la resilienza del settore agricolo senza compromettere la sostenibilità ambientale.
Le scelte parlamentari nel 2025 hanno mostrato quanto sia delicato il rapporto tra innovazione scientifica e norme di tutela, una questione cruciale per il futuro dell’agricoltura nazionale e la sicurezza alimentare del paese. Le prossime decisioni governative determineranno la capacità dell’Italia di coniugare progresso genetico e rispetto dell’ambiente.
