La Federal Emergency Management Agency , l’agenzia federale statunitense che si occupa di rispondere a uragani, incendi e inondazioni, è coinvolta in una crisi interna. Una lettera firmata da quasi 200 dipendenti, che denunciava i tagli alle risorse e al personale voluti dall’amministrazione Trump, ha portato alla sospensione di almeno trenta funzionari che avevano reso pubblica la propria identità. La vicenda, in un momento di aumento degli eventi climatici estremi, solleva dubbi sulla capacità dell’agenzia di svolgere il proprio ruolo.
La protesta dei dipendenti FEMA e le sospensioni disciplinari
La lettera, firmata da 193 dipendenti della FEMA, accusa l’amministrazione Trump di aver ridotto in modo significativo le risorse necessarie per gestire emergenze e catastrofi naturali. Tra i firmatari che hanno reso noto il proprio nome, 36 persone hanno ricevuto una sospensione immediata con congedo amministrativo, comunicata tramite email ufficiale. Questi dipendenti sono stati allontanati fino a nuovo ordine senza che siano stati forniti dettagli precisi sulle motivazioni. Gli altri firmatari, che hanno scelto l’anonimato per timore di ritorsioni, restano in servizio ma sono sotto osservazione e potrebbero essere oggetto di indagini interne. Gli avvocati dei sospesi temono ulteriori provvedimenti disciplinari.
La FEMA ha motivato le sospensioni come risposta a una “resistenza alle riforme” interne. Daniel Llargués, portavoce ad interim dell’agenzia, ha definito i dipendenti sospesi parte di un sistema burocratico “che ha gestito per decenni inefficienze” e che ora si oppone ai cambiamenti. Fonti interne hanno inoltre riferito che alcuni sospesi avevano partecipato ai soccorsi durante le inondazioni che hanno colpito il Texas lo scorso luglio.
Diverse organizzazioni indipendenti denunciano invece un atto di repressione che limita la libertà di espressione dei dipendenti pubblici. Colette Delawalla, direttrice del gruppo Stand Up for Science, ha definito le sospensioni “rappresaglie illegali” e un tradimento per chi lavora al servizio del pubblico. Secondo lei, punire chi segnala problemi interni mette a rischio la sicurezza delle comunità affidate alla FEMA nei momenti critici.
La lettera “Katrina Declaration” e il contesto degli appelli alla sicurezza
La lettera dei dipendenti, chiamata “Katrina Declaration”, è stata diffusa pochi giorni prima del ventesimo anniversario dell’uragano Katrina, che nel 2005 causò oltre 1.800 vittime, devastando New Orleans e mettendo in luce gravi carenze nella gestione delle emergenze federali. I firmatari hanno avvertito che le scelte politiche in corso rischiano di indebolire ulteriormente la FEMA fino a compromettere la sua capacità di intervento, lasciando milioni di americani senza adeguato supporto in caso di futuri disastri.
I tagli voluti dall’amministrazione Trump prevedono un ridimensionamento delle funzioni della FEMA, trasferendo gran parte delle responsabilità di gestione emergenziale agli Stati federali e riducendo il ruolo del governo centrale. Questa decisione ha suscitato preoccupazioni sulle conseguenze pratiche per la risposta alle calamità, proprio in un periodo in cui gli eventi climatici estremi sono in aumento negli Stati Uniti.
La denuncia arriva in un momento delicato, mentre comunità costiere e interne si preparano alla stagione degli uragani e alle difficoltà legate a incendi e alluvioni. Il riconoscimento pubblico del rischio da parte degli stessi dipendenti crea un confronto aperto tra chi opera sul campo e i vertici politici.
Precedenti di sospensioni e repressioni nelle agenzie federali sotto l’amministrazione Trump
La crisi alla FEMA non è un caso isolato. Altri enti federali hanno vissuto episodi simili negli ultimi anni. A luglio scorso, 144 dipendenti dell’Agenzia per la Protezione Ambientale sono stati sospesi dopo aver firmato una lettera che denunciava la politicizzazione della gestione dell’agenzia, ritenuta responsabile di aver compromesso la tutela della salute pubblica. Il Dipartimento della Sicurezza Interna, di cui la FEMA fa parte, avrebbe inoltre richiesto a vari dipendenti di sottoporsi a test con la macchina della verità per individuare eventuali fughe di notizie.
Esperti di diritto costituzionale ricordano che i dipendenti pubblici godono della libertà di espressione garantita dal Primo Emendamento. Tim Whitehouse, direttore di Public Employees for Environmental Responsibility, ha sottolineato che i contenuti della lettera erano informazioni già note e non segreti. Ha definito le azioni contro i firmatari come un tentativo di intimidazione. Tuttavia, non è escluso che i firmatari anonimi possano essere indagati, soprattutto se l’agenzia riuscisse a dimostrare che la lettera è stata sottoscritta durante l’orario di lavoro con strumenti governativi.
La tensione tra dipendenti e vertici federali si inserisce in un quadro complesso, in cui le agenzie chiave rischiano di subire danni strutturali proprio mentre il Paese deve affrontare fenomeni naturali sempre più frequenti e intensi legati al cambiamento climatico.
L’influenza delle scelte politiche americane sulle politiche energetiche globali
Le decisioni di politica interna degli Stati Uniti hanno ripercussioni anche a livello internazionale. L’amministrazione Trump ha più volte esercitato pressioni su altri Paesi affinché rinviino o riducano gli impegni sul clima, puntando su carbone, gas e petrolio come fonti energetiche principali. Fonti di Washington riferiscono che la Casa Bianca utilizza strumenti come dazi e tariffe per orientare le scelte energetiche globali, minacciando anche restrizioni sui visti e tasse portuali contro Stati che sostengono accordi per ridurre le emissioni nel trasporto marittimo.
Negli ultimi accordi commerciali americani, i Paesi partner si sono impegnati ad acquistare grandi quantità di petrolio e gas statunitense. Washington si è inoltre alleata con produttori di greggio come l’Arabia Saudita per eliminare limiti alla produzione di plastiche derivate dal petrolio, con possibili effetti negativi sulla salute pubblica.
Questi atteggiamenti suscitano preoccupazione tra analisti e funzionari comunitari, considerando che la comunità scientifica sottolinea la necessità di accelerare la transizione verso fonti rinnovabili per evitare conseguenze sempre più gravi del riscaldamento globale. La strategia americana, che favorisce le fonti fossili, rischia di influenzare negativamente le politiche ambientali in molti Paesi.
In un momento in cui gli Stati Uniti affrontano un aumento di uragani e incendi intensi, la controversia interna alla FEMA riflette un problema più ampio: la difficoltà di un governo che limita la libertà di chi segnala rischi, proprio quando la sicurezza collettiva richiede trasparenza e interventi tempestivi.