Rimedi beauty: tra promesse di longevità e crescente scetticismo

Rimedi beauty: tra promesse di longevità e crescente scetticismo
Rimedi beauty: tra promesse di longevità e crescente scetticismo
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Francesco Giuliani

di Francesco Giuliani

Il mercato della bellezza sta crescendo con trattamenti per la longevità, ma i consumatori sono scettici riguardo alla credibilità delle promesse pubblicitarie e si sentono sopraffatti dalle informazioni.

Il settore della bellezza sta assistendo a un aumento dei trattamenti mirati alla longevità della pelle e dei capelli, con prodotti che promettono risultati grazie a ingredienti come esosomi e NAD+. Tuttavia, si evidenzia una crescente mancanza di fiducia nei messaggi pubblicitari legati a questi trattamenti, un fenomeno definito “longevity washing”, simile al noto green washing. La comunicazione di queste innovazioni è spesso percepita come poco credibile, complicata ulteriormente dalla presenza di intelligenza artificiale e influencer nel mercato.

Il paradosso della longevità nella bellezza

Un’indagine condotta dalla School of Graduate Studies in Cosmetics and Fragrance Marketing and Management del Fashion Institute of Technology di New York ha rivelato che, nonostante la crescita del mercato beauty dedicato alla longevità, i consumatori si mostrano scettici. Circa 1.600 consumatori statunitensi hanno partecipato a sondaggi che evidenziano una profonda stanchezza nei confronti di un linguaggio tecnico e specialistico. Solo il 14% degli intervistati considera credibili termini come NAD+ ed esosomi, mentre il 32% li percepisce come semplici strategie di marketing.

Inoltre, il report segnala che l’85% dei partecipanti si sente sopraffatto dai messaggi pubblicitari durante lo shopping online, con il 50% che attribuisce questa ansia all’eccesso di prodotti disponibili. Solo il 12% dei consumatori ritiene che la scienza dell’invecchiamento sia spiegata in modo chiaro dai marchi, mentre il 56% afferma il contrario.

La fiducia dei consumatori si rivolge maggiormente a dermatologi e esperti del settore, con un rapporto di 14 a 1 rispetto alle informazioni fornite dall’intelligenza artificiale. Il 91% del campione considera inaffidabili AI e influencer come fonti di informazione, mentre le opinioni più sincere vengono ricercate in contesti personali o in piccoli gruppi. Gli autori dello studio avvertono che per mantenere credibilità, i marchi devono superare il fenomeno del “longevity washing”.

Fonte: www.ansa.it

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Francesco Giuliani è un imprenditore digitale specializzato in intelligenza artificiale, SEO, comunicazione online e sviluppo di piattaforme web. Lavora alla creazione di…

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