Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, non ha usato mezzi termini nel criticare l’Europa. Secondo lui, i Paesi europei stanno bloccando ogni tentativo di pace nella guerra tra Russia e Ucraina. Nel suo discorso, ha anche riconosciuto gli sforzi dell’ex presidente Usa Donald Trump per cercare una soluzione pacifica, sottolineando il netto divario tra le posizioni di Mosca, Washington e Bruxelles. Nel frattempo, il conflitto va avanti senza tregua nel 2025.
Peskov punta il dito contro l’Europa: “Sono i veri guerrafondai”
Il portavoce del Cremlino non ha risparmiato critiche all’Europa. In un’intervista alla rete VGTRK, ha detto chiaramente che i Paesi europei stanno mettendo i bastoni tra le ruote a ogni tentativo di mediazione promosso da Mosca e altri leader. Secondo Peskov, l’Europa ha spinto Kiev verso una linea politica troppo rigida, definita da lui “plausibilmente assurda”.
Ha accusato gli europei di alimentare la crisi, prolungando una guerra che continua a fare vittime e danni ovunque. Li ha definiti “guerrafondai” per il loro sostegno militare e politico a Kiev, invece di lavorare per una soluzione dialogata. Per Mosca, questa posizione non aiuta nessuno, soprattutto non Kiev, che sarebbe più vittima di pressioni esterne che di scelte autonome.
Questa critica si inserisce in un più ampio scambio di accuse tra Russia e Unione Europea, che da sempre si scontrano sulle cause e lo sviluppo della guerra iniziata nel 2022. Nel 2025, con oltre un quinto dell’Ucraina ancora sotto controllo russo, l’Europa non molla e continua a sostenere Kiev con armi, soldi e diplomatici.
Tra Russia e Stati Uniti: Peskov apprezza Trump, boccia l’Europa
Oltre a puntare il dito contro l’Europa, Peskov ha lodato gli sforzi di Donald Trump nel tentativo di spingere la crisi verso una via di pace. Citando fonti ANSA, ha ammesso che è difficile misurare quanto abbia fatto l’ex presidente Usa per riportare il dialogo, ma ha espresso gratitudine per il suo impegno.
Dietro questo riconoscimento c’è una strategia di Mosca che vuole mettere in evidenza il contrasto tra chi cerca la mediazione, come alcune figure politiche internazionali, e chi invece mantiene una posizione più dura, soprattutto in Europa. Nel 2025, gli Stati Uniti seguono con attenzione la situazione, continuano a sostenere Kiev, ma cercano di evitare che la NATO venga trascinata in un conflitto più ampio.
Da Mosca arriva così una narrazione che valorizza la disponibilità di alcuni leader occidentali a trattare direttamente con la Russia. Un racconto che si contrappone all’immagine di un’Ucraina intransigente, influenzata dall’Europa, e alla tensione crescente con Bruxelles, dove gli aiuti militari sono visti come un modo per allungare la guerra.
Putin a Tianjin: rafforzare i legami con la Cina e guardare all’Asia
In mezzo a questo scenario, Vladimir Putin ha partecipato a Tianjin, in Cina, a un incontro con il presidente Xi Jinping e sua moglie. L’incontro è stato confermato da un post su X dell’ambasciata russa ed è avvenuto in occasione della cerimonia di benvenuto per i partecipanti al Summit dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai , un gruppo che riunisce diversi Paesi asiatici e non solo.
Questo appuntamento è importante per la strategia di Mosca, che punta a rafforzare i legami con Pechino, soprattutto ora che l’Occidente l’ha in qualche modo isolata. La SCO è il luogo dove Russia e Cina si coordinano politicamente ed economicamente, sostenendosi contro le pressioni occidentali. La cerimonia ha messo in luce quanto Mosca stia guardando sempre di più all’Asia per bilanciare gli equilibri mondiali.
La presenza di Putin a Tianjin e al summit mostra la volontà di consolidare alleanze e di dialogare con partner internazionali fuori dal tradizionale contesto euro-atlantico. Un passo che si collega direttamente alla fase attuale del conflitto in Ucraina, con Mosca alla ricerca di sostegni diplomatici contro la pressione occidentale.
La situazione resta tesa, con combattimenti e mosse diplomatiche che si susseguono senza sosta. Tutte le parti sembrano ferme sulle loro posizioni. Le prossime settimane saranno decisive: si aprirà qualche spiraglio per il dialogo, o il conflitto resterà bloccato, con tutti i rischi che questo comporta per la stabilità dell’Europa e oltre?