Matteo Incollu presenta il suo film: l’estate che finì due volte a Locarno
Matteo Incollu ha presentato il suo film "L'estate che finì due volte" al festival di Locarno, nella sezione Kids Screenings, esplorando temi legati alla sua infanzia e al fenomeno dello spopolamento in Sardegna.
Matteo Incollu ha presentato il suo lungometraggio “L’estate che finì due volte” in concorso al festival di Locarno, esprimendo la sua soddisfazione per essere stato selezionato nella sezione Kids Screenings. Il regista, originario di Baunei e nato nel 1981, ha dichiarato di aver cercato di creare un film accessibile sia agli adulti che ai giovani, ed è curioso di osservare le reazioni del pubblico più giovane di fronte a una storia abitata da fantasmi e interpretata da attori tredicenni.
Incollu ha condiviso che i temi del film derivano dalla sua infanzia, trascorsa in lunghe estati presso i nonni. “Sono nato in luoghi molto vicini a quelli dove ho girato”, ha affermato, riferendosi alla zona della Marmilla, che si trova nell’entroterra sardo, lontana dal mare. I protagonisti Alessandra e Matteo trovano il loro mare in un lago artificiale, dove si scontrano con un gruppo di ragazzi, dando vita a una sfida che li porterà a esplorare una casa abbandonata.
Il regista ha ricordato come da bambino quegli ambienti trasmettessero inquietudine, portando i ragazzi a lanciarsi sfide per affrontare le proprie paure. “Ho cercato di ricostruire nel film tanti elementi della mia adolescenza”, ha spiegato. La Sardegna estiva che emerge dal film è descritta come brulla e arida, con campi solcati da trattori e spazzati dal vento, ben diversa dall’immagine di mare azzurro a cui si è soliti pensare.
Il film affronta anche il tema dello spopolamento in alcune aree dell’isola, utilizzando la figura dei fantasmi come metafora per rappresentare luoghi sempre meno abitati, dove le case restano vuote e le famiglie si trasferiscono in città. “Quella che ho voluto raccontare è una Sardegna poco conosciuta”, ha aggiunto Incollu. Alessandra, interpretata da Ginevra Mascia, scopre di avere la capacità di vedere i morti dopo aver esplorato la casa abbandonata, mentre il suo amico Matteo, interpretato da Noé Frei Cruzinha, cerca di mantenerla ancorata alla razionalità.
Incollu ha raccontato la sua esperienza lavorativa con i giovani attori, sottolineando di aver già avuto esperienze precedenti con ragazzi durante la realizzazione di cortometraggi. “Ho contravvenuto alla regola di non lavorare con bambini, animali e barche, e ho inserito tutti e tre gli elementi nel film”, ha detto con un sorriso. La storia di Alessandra rappresenta un viaggio interiore, in cui la protagonista affronta il ricordo della madre defunta, accettando la sua perdita.
L’aspetto soprannaturale si intreccia con una dimensione quasi horror, in cui l’immaginazione della bambina evoca una madre che desidera trattenerla in un’altra realtà. Incollu ha spiegato che la cattiveria della madre rappresenta un simbolo. Il personaggio di Matteo simboleggia la razionalità, aiutando Alessandra a liberarsi dalla presa della madre. Il regista ha rivelato che il suo prossimo film, già in fase di sviluppo e prodotto da Mommotty, continuerà a esplorare il tema dei fantasmi, ma con un approccio più comico, ambientato a Cagliari.




