Jim Jarmusch sconcertato per il legame tra Mubi e l’investimento di Sequoia Capital al centro di polemiche

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Jim Jarmusch reagisce alle controversie sull’investimento Sequoia in Mubi - Gaeta.it

Donatella Ercolano

31 Agosto 2025

Jim Jarmusch ha espresso il suo disagio durante la conferenza stampa al Festival del Cinema di Venezia 2025. Il regista ha parlato del rapporto tra Mubi, distributore del suo nuovo film “Father Mother Sister Brother“, e Sequoia Capital, società di venture capital che ha investito 100 milioni di dollari nella piattaforma. La questione ha suscitato un acceso dibattito nel cinema indipendente.

Il ruolo di Mubi e il finanziamento di Sequoia Capital

Mubi è una piattaforma dedicata alla distribuzione e allo streaming di film d’autore e indipendenti. Recentemente, Sequoia Capital, società di investimento della Silicon Valley, ha versato 100 milioni di dollari in Mubi. Questo investimento ha sollevato una controversia: oltre 60 registi hanno firmato una lettera aperta per chiedere a Sequoia di ritirare il finanziamento, a causa dei suoi legami con start-up israeliane attive nel settore tecnologico della difesa, accusate di sostenere azioni militari contro Gaza. La comunità cinematografica ha manifestato preoccupazione per le implicazioni etiche di questa situazione.

L’investimento ha avuto un impatto diretto sulla distribuzione del film di Jarmusch, che Mubi rappresenta in Nord America e in diversi altri territori. In passato, la sussidiaria The Match Factory si è occupata della vendita delle opere di Jarmusch, ma la nuova configurazione finanziaria ha introdotto nuove tensioni. La vicenda mette in luce come le scelte economiche possano influire sulla scena artistica, generando conflitti tra interessi finanziari e valori morali.

Jim Jarmusch e la sua posizione sulla controversia

Durante la presentazione del film a Venezia, Jarmusch ha detto di sentirsi “sconcertato” e ha riconosciuto che i fondi provenienti da grandi investitori spesso possono essere considerati “sporchi”. Ha però sottolineato che la responsabilità non ricade su di lui, ma su Mubi, con cui ha un accordo di distribuzione. Ha aggiunto che la sua passione per il cinema è tale da non fargli prendere in considerazione l’idea di smettere di fare film, nonostante il dibattito sulla provenienza dei finanziamenti.

Le sue parole riflettono un atteggiamento pragmatico ma critico. Jarmusch non evita la discussione sulle fonti di denaro, ma indica che il problema deve essere affrontato da chi gestisce gli aspetti finanziari, in questo caso Mubi. Il regista ha richiamato l’attenzione sul rapporto tra arte e finanza, distinguendo le proprie responsabilità da quelle della piattaforma distributiva.

La risposta di Mubi alle critiche e le misure annunciate

Sotto pressione per il legame con Sequoia Capital e le conseguenze del suo investimento, Mubi ha risposto tramite il proprio amministratore delegato, Efe Cakarel. La piattaforma ha negato di sostenere direttamente le azioni militari nella regione e ha annunciato una nuova “Ethical Funding and Investment Policy“. Inoltre, è stato istituito un “Artists Advisory Council” con il compito di garantire che le decisioni editoriali e di produzione restino indipendenti e non influenzate dagli interessi degli investitori.

Nonostante queste dichiarazioni, alcuni critici del settore cinematografico hanno giudicato le risposte di Mubi insufficienti e poco trasparenti. L’adozione di linee guida etiche e di un consiglio consultivo è vista come un passo, ma la controversia sui rapporti con Sequoia Capital resta aperta. La situazione evidenzia la complessità del rapporto tra libertà artistica, responsabilità morale e dinamiche finanziarie globali, aggravate dal contesto geopolitico.

Il dibattito tra finanza, arte e responsabilità nel cinema indipendente

Il caso che coinvolge Jim Jarmusch, Mubi e Sequoia Capital mette in luce il nodo tra denaro e cultura nella distribuzione cinematografica indipendente. Le scelte finanziarie di piattaforme e società di venture capital possono influenzare la percezione e le scelte morali di autori e pubblico. Il conflitto israelo-palestinese aggiunge un ulteriore elemento di tensione, alimentando critiche verso investitori legati a industrie militari.

Molti registi hanno chiesto di rivedere i flussi di denaro che finanziano i progetti artistici. Altri preferiscono continuare a lavorare, consapevoli delle difficoltà nel sostenersi senza grandi finanziamenti. La questione resta aperta, con la comunità culturale che osserva con attenzione le prossime mosse di Mubi e degli investitori, sollecitati a una maggiore chiarezza e coerenza su trasparenza e responsabilità.