La Procura di Messina ha avviato un’indagine sulla morte di una donna di 78 anni, originaria dell’Ennese, deceduta il 23 agosto 2025 in un ospedale della città dopo un ciclo di interventi neurochirurgici. La donna era stata sottoposta, un mese prima, a un’operazione per evitare il rischio di una paresi. La vicenda ha acceso i riflettori sulle procedure mediche seguite e sulle possibili implicazioni legali legate al decesso.
La procura di Messina apre un fascicolo con dieci indagati per omicidio colposo
A seguito della denuncia presentata dalla figlia della paziente, assistita dagli avvocati Silvio Vignera e Mirko Presti, la Procura ha iscritto dieci persone nel registro degli indagati. I reati ipotizzati sono concorso in omicidio colposo e lesioni colpose. L’apertura del fascicolo si è concretizzata come atto dovuto per consentire l’esecuzione di un’autopsia ritenuta fondamentale per fare chiarezza sulle cause del decesso. La sostituta procuratrice Giorgia Spiri ha nominato come consulente tecnico il medico legale Orazio Cascio, esperto di medicina legale di Catania, per condurre l’esame cadaverico e fornire un parere scientifico sui possibili errori medici o complicanze intervenute.
Il caso rappresenta uno dei tanti episodi in cui si approfondisce la responsabilità sanitaria in strutture ospedaliere italiane, con particolare attenzione a come vengono gestite le situazioni di rischio in pazienti anziani. L’indagine punta a ricostruire in modo dettagliato ogni passaggio delle cure, valutando sia la correttezza degli interventi sia la tempestività e l’adeguatezza delle cure successive, oltre alla comunicazione tra i reparti coinvolti nel trattamento.
Il percorso clinico della paziente: dall’intervento neurochirurgico alla lesione della trachea
La donna era stata operata per prevenire una paresi, condizione grave che ne avrebbe compromesso la mobilità. L’intervento di neurochirurgia si è svolto a Messina intorno al 23 luglio, ma le complicazioni non si sono fatte attendere. Secondo quanto riportato nella denuncia della famiglia, dopo il primo intervento la paziente ha subito una lesione alla trachea, probabilmente causata durante le procedure mediche o come conseguenza dell’operazione.
Questa lesione ha reso necessario un secondo intervento urgente per riparare il danno al tratto respiratorio. Tuttavia, la donna non è riuscita a superare questa fase critica ed è deceduta mentre si trovava ricoverata nel reparto di Terapia d’urgenza. Le condizioni cliniche di pazienti anziani, in particolare dopo un intervento neurochirurgico, restano fragili e la gestione delle complicanze richiede un monitoraggio attento e tempestivo. Le difficoltà aumentano quando si deve intervenire su organi delicati come la trachea, dove le lesioni possono compromettere rapidamente la funzionalità respiratoria.
I medici dovranno dimostrare in sede giudiziaria se siano state rispettate tutte le procedure previste, se la gestione delle emergenze è stata efficace e se il rischio di danni ulteriori fosse evitabile. Il materiale raccolto durante l’autopsia e le testimonianze cliniche andranno valutate con rigore per chiarire la dinamica della morte.
Il ruolo della famiglia e l’importanza della consulenza legale nella richiesta d’autopsia
La denuncia della figlia della paziente ha dato avvio all’indagine. Assunta dal dolore per la perdita, la famiglia ha deciso di rivolgersi a un’azione legale per comprendere i motivi della morte dopo un intervento chirurgico così delicato. Sono stati coinvolti gli avvocati Silvio Vignera e Mirko Presti, specializzati in casi di responsabilità medica, che hanno richiesto l’esecuzione dell’autopsia come accertamento tecnico irripetibile.
In Italia, le famiglie infatti spesso devono affidarsi a esperti del diritto sanitario per contestare casi di presunti errori o negligenze mediche. L’autopsia si rivela uno strumento cruciale per ottenere dati oggettivi sulle cause del decesso e stabilire eventuali negligenze. Senza questo esame, molti elementi restano incerti o non verificabili.
La partecipazione attiva dei familiari, accompagnata da consulenza legale qualificata, consente di salvaguardare i diritti del paziente rispetto a possibili omissioni della struttura sanitaria. Nel caso di Messina, tale azione ha messo in moto una serie di accertamenti che coinvolgono sotto indagine diversi operatori sanitari e mirano a evitare che casi simili rimangano irrisolti. La complessità delle cure mediche va spesso a braccetto con la necessità di trasparenza verso le famiglie.
L’esito dell’autopsia tecnica segnerà un momento determinante per l’inchiesta in corso e per la definizione dell’intera vicenda. Le attività giudiziarie proseguiranno con l’analisi della documentazione medica e con le eventuali audizioni degli indagati e dei testimoni coinvolti nel percorso di cura della donna.