Circa mille giovani studenti provenienti da 12 paesi europei, insieme a delegazioni da Africa, America Latina e Asia, si sono riuniti alla Nuvola all’Eur di Roma per partecipare al convegno internazionale “Global Friendship Peace Hope“. L’evento, promosso dai Giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio, ha portato un messaggio di solidarietà e fraternità durante il Giubileo della Speranza, evidenziando temi urgenti come pace, ecologia, migrazioni e povertà in un momento ancora segnato da conflitti internazionali.
La partecipazione internazionale all’evento promosso dalla comunità di sant’egidio
Dal 28 al 30 agosto 2025, Roma ha ospitato un incontro che ha visto raggrupparsi giovani studenti di scuole superiori e università. L’assemblea, che ha previsto traduzione simultanea in 11 lingue, ha raccolto oltre 1200 partecipanti. Di questi, circa 120 provenivano dall’Ucraina, con delegazioni arrivate da città come Kyiv, Leopoli, Ivano-Frankivsk e Kharkiv. La loro presenza mette in luce il peso dei conflitti attuali, come quelli in Ucraina e a Gaza, nel dibattito mondiale sulla pace.
Oltre ai rappresentanti europei, sono arrivati giovani da diverse aree del mondo: Africa, America Latina e Asia, a testimonianza della natura globale del convegno. La Comunità di Sant’Egidio, che da tempo supporta iniziative umanitarie, ha organizzato questo evento nel quadro di un’azione che promuove fraternità e aiuto reciproco, anche con progetti educativi e di assistenza rivolti alle popolazioni colpite da guerre e povertà.
Le parole di Marco Impagliazzo sul ruolo dei giovani nel mondo attuale
Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, ha aperto il convegno ponendo domande dirette ai giovani presenti su ciò che essi possono realizzare nel contesto attuale. Ha descritto il clima che circonda i giovani oggi come segnato da rassegnazione e cinismo, accompagnato da giudizi severi che abbassano le aspettative e soffocano sogni e speranze. Ha parlato di questo clima come un “male grande” che spinge alla passività e all’irrilevanza nei confronti dei problemi del mondo.
Impagliazzo ha esortato i giovani a scegliere la strada della fraternità, gratuità e amore. Ha evidenziato che questi legami non vanno intesi come vincoli ma come strumenti che liberano e collegano ogni persona al resto del mondo. La sua esposizione ha invitato i partecipanti a vedere nel legame con gli altri una forza in grado di contrastare l’isolamento e lo scoraggiamento.
Durante il discorso, ha riportato la figura di Floribert Bwana Chui, giovane della Comunità di Sant’Egidio di Goma, in Congo, assassinato nel 2007 per essersi opposto a un episodio di corruzione. La recente beatificazione di Floribert è stata presentata come segno di speranza e resistenza alla violenza. Impagliazzo ha richiamato l’attenzione sul fatto che anche di fronte all’oblio e alla violenza esiste una via fondata sulla speranza, che resta il fondamento per ogni cambiamento positivo nel mondo.
Il flash mob per la pace al pantheon e la chiusura della giornata
La prima giornata del convegno si è conclusa con un evento simbolico: un flash mob per la pace che ha radunato i giovani partecipanti davanti al Pantheon di Roma. Questa iniziativa, chiamata “Peace mob“, ha avuto l’obiettivo di tradurre in un gesto collettivo e visibile la volontà comune di promuovere la pace e costruire legami di solidarietà tra le nuove generazioni.
Questa manifestazione ha dato concretezza alle tematiche discusse durante il convegno, portando nelle strade della città un messaggio forte e chiaro. Roma ha così ospitato un momento di partecipazione civile, coinvolgendo non solo i giovani ma anche la città in un appello alla convivenza pacifica e al dialogo internazionale.
Le presenze provenienti da diverse parti del mondo hanno contribuito a rendere palpabile la dimensione globale di questi temi, confermando l’impegno di comunità e giovani nel difendere la pace in un’epoca segnata da grandi tensioni e sfide sociali.