Il presidente trump protagonista nella spinta per la pace in ucraina secondo il Cremlino, contrasto con l’atteggiamento europeo

Il Presidente Trump Protagonis

Trump al centro della mediazione per la pace in Ucraina, divergenze con l’Europa secondo il Cremlino - Gaeta.it

Donatella Ercolano

31 Agosto 2025

Gli sforzi dell’amministrazione statunitense per riportare la crisi ucraina su un percorso di negoziazione sono al centro di un confronto politico internazionale che resta acceso anche nel 2025. Mosca riconosce il ruolo attivo del presidente Trump nel tentativo di avviare un processo di pace, evidenziando però le difficoltà generate dalle posizioni più aggressive di alcuni paesi europei. Nel mezzo, la situazione militare sul campo complica ogni possibilità di compromesso duraturo, mentre la diplomazia cerca di superare gli ostacoli senza riuscirci appieno.

La posizione del Cremlino sulle iniziative di pace di trump

Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, ha definito in modo chiaro il contributo del presidente Trump nel mantenere viva la prospettiva di un negoziato pacifico per la crisi ucraina. In una recente intervista rilasciata ai giornalisti di VGTRK, Peskov ha espresso gratitudine per gli sforzi mostrati dall’ex presidente statunitense, considerandoli difficili da sopravvalutare. Questa dichiarazione mette in risalto un apprezzamento verso Washington, almeno nella figura di Trump, per il tentativo di far tornare le contese su un binario diplomatico.

Il portavoce ha inoltre contrapposto l’approccio russo-americano a quello europeo, accusando gli stati del continente di mantenere un atteggiamento “guerrafondaio” che ostacola le trattative. Queste parole riflettono la persistenza, da parte della Russia, di una strategia che punta a isolare politicamente l’Europa, mentre apprezza la presenza degli Stati Uniti come interlocutore relativamente più aperto alle negoziazioni. Tale lettura spiega in parte le dinamiche di tensione che continuano a caratterizzare l’arena diplomatica.

Nonostante ciò, rimane evidente che Mosca non ha abbandonato la linea dura, compiendo operazioni militari e rifiutando incontri diretti senza condizioni, che rallentano ulteriormente il dialogo. Il ruolo di Trump risulta quindi centrale ma anche limitato dalle scelte russe tese a consolidare posizioni strategiche sul territorio.

Dinamiche militari e politiche che rallentano la mediazione

Il quadro di sicurezza che circonda i negoziati si fa sempre più complesso. Ogni tentativo di trattativa deve fare i conti con la pressione militare russa su regioni chiave dell’Ucraina, fra cui quelle intorno a Dnipropetrovsk. Questi movimenti continuano a modificare l’equilibrio sul campo, mettendo in crisi le speranze di una tregua immediata.

Il presidente Putin ha mostrato riluttanza a incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky senza garantire condizioni preliminari. Questa posizione alimenta la difficoltà nel ricostruire un dialogo diretto tra le parti, e testimonia come la politica russa consideri ancora troppo rischioso scendere a compromessi senza assicurazioni specifiche. Lo scontro politico non si limita più alla diplomazia ma coinvolge ormai il terreno di battaglia.

Dall’altra parte, gli Stati Uniti mantengono una linea ambigua rispetto alla crisi. Trump ha espresso frustrazione per la mancanza di progressi e ha sottolineato che Washington non ha interessi vitali immediati nel conflitto, pur avendo offerto un certo sostegno a Kiev, soprattutto in termini di intelligence e difesa aerea, sempre che si raggiunga un accordo di cessate il fuoco. Il pensiero statunitense sembra oscillare fra il voler evitare un coinvolgimento diretto e la necessità di non lasciare l’Ucraina completamente esposta agli attacchi russi.

Le sfide sul terreno diplomatico e le incertezze europee

Gli sforzi per riportare la crisi in un quadro diplomatico si scontrano con ostacoli strutturali. La coalizione europea fatica a trovare compattezza nel proporre soluzioni condivise ed efficaci per la sicurezza dell’Ucraina. Senza un ruolo chiave degli Stati Uniti, i governi europei si trovano in difficoltà nel garantire protezione e sostegno adeguato.

La questione delle garanzie di sicurezza resta, in particolare, un nodo centrale non risolto. Nessuno ha ancora definito con chiarezza chi dovrà assumersi l’impegno di evitare future aggressioni da parte russa qualora venisse siglato un accordo. Questa incertezza alimenta sfiducia reciproca e limita la volontà di Mosca di impegnarsi in concessioni definitive.

Il presidente Zelensky ha più volte manifestato la disponibilità e l’interesse per un incontro con Trump e i leader europei per rilanciare i colloqui diretti, segnalando un’apertura da parte ucraina che però non ha ancora incontrato il via libera di Mosca. Il Cremlino continua a condizionare ogni possibile avanzamento alle proprie condizioni, rafforzando così l’impasse.

Questi elementi mostrano come, nonostante le intenzioni dichiarate e qualche tentativo di dialogo, il percorso verso una soluzione negoziata resti incerto. La differenza tra gli approcci di Stati Uniti, Europa e Russia, unita alle condizioni sul terreno, ricaccia continuamente la crisi verso nuovi momenti di tensione.