Gillian Anderson e Hannah Einbinder protagoniste di ‘Camp Miasma’ al Festival di Cannes
La regista Jane Shoenbrun presenta 'Camp Miasma - Adolescenza, sesso e morte', un horror slasher con Gillian Anderson e Hannah Einbinder, in arrivo nelle sale italiane dal 19 agosto.
La regista transgender Jane Shoenbrun, emersa grazie al Sundance, torna al cinema con ‘Camp Miasma – Adolescenza, sesso e morte’, un’opera molto attesa, ispirata alla saga di Scream, che ha influenzato il suo approccio creativo. Il film, che vede protagoniste Gillian Anderson e Hannah Einbinder, è descritto come un horror slasher che esplora temi di passione queer e rende omaggio al mondo del cinema, attingendo da diverse influenze, da Douglas Sirk a Halloween.
‘Camp Miasma’ ha debuttato nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes, dove ha ricevuto la Palma Queer. Il film sarà proiettato nelle sale italiane a partire dal 19 agosto grazie a Mubi. Shoenbrun ha sottolineato come le saghe come Scream l’abbiano aiutata a comprendere il funzionamento del genere e a sovvertire le aspettative del pubblico, elementi che ha trovato molto stimolanti.
La storia ruota attorno a Kris, interpretata da Hannah Einbinder, una giovane regista emergente che cerca di rilanciare una saga horror in declino, incentrata su un serial killer noto come Little Death, un nome che richiama anche l’orgasmo. Kris decide di coinvolgere nel progetto Billy Presley, interpretata da Gillian Anderson, una star del primo film che vive nella località dove è stato girato il Camp Miasma originale.
Il rapporto tra le due donne evolve rapidamente in una forte attrazione reciproca, caratterizzata da un mix di violenza, cinema e vita reale, accompagnata da una presenza oscura che pervade la narrazione. Gillian Anderson, che nel 2024 ha curato un libro sulle fantasie sessuali femminili, ha affermato che lavorare a quel saggio le ha permesso di comprendere meglio come il desiderio possa essere vissuto liberamente, lontano dal senso di vergogna. Ha anche elogiato l’onestà del racconto di Shoenbrun, che riflette la sua esperienza di transizione.




