Ermete Realacci: l’economia culturale italiana supera i 300 miliardi di euro
L'economia culturale in Italia mostra segni di espansione, generando oltre 150 miliardi di euro, con un impatto significativo sull'occupazione e sul turismo, secondo Ermete Realacci.
L’economia culturale italiana continua a mostrare segnali di crescita. Secondo il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci, il settore genera direttamente oltre 150 miliardi di euro e, considerando l’indotto, supera i 300 miliardi. Questo dato rappresenta non solo un riscontro numerico, ma anche un elemento simbolico dell’identità italiana e della capacità di competizione del Paese.
Realacci ha evidenziato come la cultura influisca positivamente sul sistema produttivo italiano. La qualità e la bellezza sono fattori chiave per mantenere un vantaggio competitivo. Ha osservato che l’export italiano non ha subito flessioni a causa di dazi o misure improvvise, evidenziando la resilienza del settore.
Il rapporto “Io sono Cultura 2026” mette in luce la forza di regioni come Lombardia e Lazio. La Lombardia, in particolare, è fortemente legata al design, con il Salone del Mobile che rappresenta un evento di grande rilevanza a livello globale. Per quanto riguarda il Mezzogiorno, sebbene l’incidenza della cultura sull’economia sia ancora inferiore, la crescita percentuale è significativa, con segnali positivi anche in Campania e in altre regioni.
Realacci ha sottolineato che il settore culturale e creativo impiega circa un milione e mezzo di persone, influenzando anche il turismo. Ha citato Galileo, affermando che è difficile misurare tutto, ma il legame tra paesaggio, patrimonio culturale e gastronomia rende l’Italia unica.
Guardando al futuro, il presidente di Symbola ha indicato che l’interazione tra cultura e nuove tecnologie rappresenta una grande opportunità di crescita. Settori come i videogiochi, l’audiovisivo e le industrie creative attraggono i giovani, suggerendo direzioni per lo sviluppo del Paese. Ha anche messo in guardia riguardo al rischio di concentrazione del potere tecnologico, sostenendo la necessità di un’azione unita da parte dell’Europa per affrontare le sfide poste da Stati Uniti e Cina.




