Consumatori giù, imprese a due velocità: l’Italia ad agosto 2025 tra incertezze e qualche segnale positivo

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Consumatori in calo e imprese divise: l’Italia ad agosto 2025 tra sfide e segnali di - Gaeta.it

Donatella Ercolano

29 Agosto 2025

Le ultime rilevazioni Istat di agosto 2025 raccontano una storia a due facce: da una parte le famiglie italiane che si mostrano sempre più preoccupate e meno fiduciose, dall’altra alcune imprese che invece riescono a registrare una crescita del fatturato, soprattutto a giugno. Il quadro è contrastante, soprattutto nell’industria e nel commercio al dettaglio, dove le difficoltà economiche continuano a pesare sulla spesa delle famiglie.

Fiducia in calo, pessimismo che si allarga

Ad agosto l’indice di fiducia dei consumatori è sceso da 97,2 a 96,2 punti. Non si tratta solo di un calo, ma di un segnale che coinvolge sia la percezione del presente sia le aspettative per i mesi a venire. L’indice sul clima futuro è passato da 93,9 a 92,2, segno che aumenta il pessimismo sulle prospettive economiche. Anche il clima economico generale, che riflette il giudizio sulla situazione nazionale, è calato da 98,2 a 97 punti. Sono peggiorati anche i giudizi sul clima personale e su quello corrente, anche se in maniera meno netta.

È un’inversione rispetto agli anni scorsi, quando agosto portava con sé un po’ di ottimismo grazie alle vacanze e al maggior consumo estivo. Stavolta, invece, le ferie non spingono più la voglia di spendere. Le associazioni dei consumatori non nascondono la preoccupazione. Il Codacons punta il dito contro i dazi commerciali, le tensioni geopolitiche e l’aumento dei prezzi, soprattutto nel settore alimentare e nel turismo. L’Unione nazionale consumatori definisce i dati “pessimi e altalenanti”, sottolineando come questa flessione metta a rischio la stabilità economica di molte famiglie.

Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, osserva come sia insolito vedere un calo di fiducia proprio ad agosto, il mese delle vacanze. “Questo indica un clima di incertezza più profondo rispetto al passato recente, che inevitabilmente si riflette nei comportamenti di spesa.” Insomma, gli italiani oggi si sentono più insicuri e meno ottimisti sul futuro.

Industria e commercio in difficoltà, i servizi tengono ma non bastano

Sul fronte delle imprese, l’indice di fiducia resta stabile a 93,6 punti, ma dietro questo dato generale si nascondono differenze importanti. L’industria manifatturiera segna una leggera flessione, passando da 87,8 a 87,4 punti, con un calo degli ordini e un aumento delle scorte che indicano un rallentamento della produzione. Anche il settore delle costruzioni soffre, con la fiducia che scende da 102,3 a 101,3, segno di un clima meno favorevole per nuovi investimenti.

Il commercio al dettaglio è quello che mostra la frenata più evidente: l’indice di fiducia cala da 105,7 a 102,8. Le associazioni di categoria, come Confcommercio, spiegano che questo è legato al peggioramento dell’economia generale e alle aspettative negative per il futuro. Secondo Confcommercio, la situazione personale di commercianti e famiglie resta più stabile, ma la preoccupazione per l’andamento complessivo condiziona acquisti e investimenti.

Il settore dei servizi, invece, dà qualche segnale positivo. I dati Istat di giugno mostrano un aumento del fatturato mensile sia nell’industria sia nei servizi . Questo rialzo è spinto soprattutto dal mercato interno, con il commercio all’ingrosso in buona forma. Però la ripresa resta fragile: la dinamica trimestrale dell’industria è negativa, e il turismo – settore chiave per l’estate – registra un calo significativo, che pesa anche sulle imprese legate all’accoglienza.

Geopolitica e rincari: famiglie strette tra rinunce e timori

A completare il quadro ci sono le voci delle associazioni dei consumatori, che sottolineano come questi dati raccontino un’estate di difficoltà per molte famiglie italiane. Federconsumatori parla di numerose rinunce, con molti che devono ridurre la spesa anche per l’alimentare. Le tensioni internazionali, come i dazi e le crisi geopolitiche, si sommano ai rincari dei prodotti di base e ai costi del turismo, un settore fondamentale per l’Italia in questa stagione.

In più, le spese obbligate, come quelle per il ritorno a scuola, aggravano ulteriormente la situazione. Le stime dicono che la spesa media per studente potrebbe superare i 1.200 euro, spingendo a chiedere interventi mirati per non appesantire troppo i bilanci familiari. Federconsumatori chiede misure rapide, come una revisione dell’Iva e fondi specifici contro la povertà energetica e alimentare, per alleggerire il peso sulle famiglie più fragili.

Confesercenti mette in luce come il clima incerto e altalenante che coinvolge consumatori e imprese sia ormai una costante da mesi. I dati Istat fotografano un contesto di instabilità e incertezza che spinge tutti a muoversi con cautela, con ricadute dirette sui settori più esposti e sull’economia in generale.

La contraddizione resta netta: mentre cresce il pessimismo, alcune imprese registrano comunque risultati positivi. Un segnale che la ripresa è ancora fragile, frenata dalle paure di famiglie e aziende sul futuro prossimo.