Levinson: Euphoria esplora l’epidemia di fentanyl in America
Sam Levinson, creatore di 'Euphoria', ha discusso il ruolo dello scrittore e l'importanza della narrazione umana al Filming Sardegna Festival, evidenziando anche le sfide attuali come il fentanyl.
Sam Levinson, autore di grande influenza nella televisione contemporanea, ha raggiunto il successo con la serie ‘Euphoria’, di cui è creatore, sceneggiatore, regista e produttore. A quarantuno anni, ha saputo rivoluzionare il racconto dell’adolescenza attraverso tre stagioni di questo show cult.
Figlio del regista Barry Levinson, ha condiviso la sua visione sul ruolo dello scrittore durante il Filming Sardegna Festival, affermando che la narrativa deve riflettere la realtà in modo umano, rivelando i misteri della vita e permettendo alle persone di identificarsi con i personaggi e le loro sfide. Levinson ha anche espresso il desiderio di realizzare un film per famiglie, ora che ha un figlio di dieci anni, dopo aver affrontato tematiche legate alle dipendenze.
Riguardo al problema del fentanyl, una sostanza che sta causando gravi problemi negli Stati Uniti e che si sta diffondendo anche in Europa, ha affermato di non avere una conoscenza approfondita della situazione, ma ha sottolineato che si tratta di una vera e propria emergenza. Ha evidenziato la necessità di una reazione tempestiva da parte dei governi, avvertendo che basta una sola pillola per avere conseguenze fatali.
Levinson ha parlato anche del successo di giovani attori come Zendaya, Jacob e Sydney, che hanno guadagnato notorietà grazie a ‘Euphoria’. Ha espresso soddisfazione per il loro successo, sottolineando l’importanza di lavorare con talenti e il legame che ha sviluppato con loro nel corso degli anni.
In merito al casting, ha dichiarato che la presenza scenica è fondamentale, così come la capacità di esprimere emozioni in modo naturale. Ha citato come esempio un attore che arrossisce durante un’audizione, considerandolo un segno di autenticità.
Infine, Levinson ha affrontato il tema dell’intelligenza artificiale nel racconto delle storie. Ha citato Quincy Jones, affermando che combattere il futuro è una battaglia persa. Ha espresso preoccupazione su come l’IA possa influenzare la narrazione, sottolineando l’importanza di preservare l’aspetto umano nel raccontare storie e mantenere la specificità della voce individuale, considerata una forza unificatrice.




