Karsaiova: il percorso di riscoperta delle proprie origini
Il romanzo "Io non parlo russo" di Jana Karsaiova esplora il ritorno di Hana a Bratislava, affrontando temi di identità, intolleranza e la ricerca del nipote scomparso.
Il nuovo romanzo di Jana Karsaiova, dal titolo “Io non parlo russo”, pubblicato da Feltrinelli, segna un significativo passo nella carriera dell’autrice, già nota per il suo esordio “Divorzio di velluto”, finalista al Premio Strega quattro anni fa. In questo secondo lavoro, Karsaiova narra il ritorno di Hana a Bratislava, la sua città natale, dove si reca come inviata di una radio italiana per seguire le elezioni e votare.
Il viaggio di Hana diventa un momento di reinserimento in un contesto profondamente cambiato, segnato dalla crisi economica, dall’emigrazione giovanile e da un clima di intolleranza crescente. Inoltre, scopre che suo fratello Martin ha intrapreso un’attività populista di destra, veicolando messaggi filorussi e antieuropeisti attraverso un canale YouTube sotto lo pseudonimo di Tomas.
Le esperienze passate di Hana, che ha affrontato le difficoltà dell’immigrazione in Italia, riaffiorano nella sua mente. Rivive il dolore e i sacrifici affrontati per integrarsi in un nuovo paese, raccontando la sua storia di resilienza e lotta. Questo ritorno a Bratislava la porterà a chiedere aiuto all’amica Dusa per assistere Levan, un immigrato georgiano in pericolo, con l’intento di portarlo illegalmente in Austria e poi in Italia, a causa dei rischi che corre nella Slovacchia attuale, segnata dalla vittoria dei nazionalisti.
Un viaggio tra passato e presente
Il romanzo si snoda attraverso un’inquietudine palpabile, riflettendo la situazione attuale dell’Europa. Hana, mentre attraversa il confine con l’Austria, esprime la sua apprensione con la frase “Speriamo non ci taglino di nuovo fuori”, ricevendo la risposta di suo fratello: “saremo noi a tagliare fuori loro”. Questo scambio evidenzia le tensioni e le paure contemporanee.
La trama si sviluppa attorno alla scomparsa di Tomas, il nipote di Hana, che parte con una compagna di classe. La sua ricerca la porta a riscoprire luoghi della sua infanzia, inclusa la casetta del padre, dove trova Levan, l’immigrato georgiano. Inizialmente spaventata dalla sua presenza, Hana si rende conto della sua situazione e decide di aiutarlo.
Riflessioni sul concetto di casa
Il ritorno di Hana nella sua terra richiede una profonda riflessione sul passato e sull’identità, affrontando temi di sradicamento e confini. La narrazione invita a una resistenza attiva di fronte alle sfide contemporanee, sottolineando l’importanza di non cedere alla paura: “ho letto da qualche parte che ciascuno ha un numero finito di battiti del cuore per una vita, solo quella cifra e basta. Io li sprecavo sempre ai confini”.
Fonte: www.ansa.it




