Next Sport Generation arriva a Roma, lo sport del futuro parla alle nuove generazioni

Next Sport Generation arriva a Roma, lo sport del futuro parla alle nuove generazioni
Next Sport Generation arriva a Roma, lo sport del futuro parla alle nuove generazioni
· 6 min di lettura
Francesco Giuliani

di Francesco Giuliani

Sport tradizionale, innovazione tecnologica, inclusione sociale ed e-sports saranno al centro dell’incontro in programma oggi, 16 giugno, nella Sala Sassoli di Palazzo Valentini.

Lo sport non è più soltanto quello praticato su un campo da calcio, dentro una palestra o lungo una pista di atletica. Cambiano gli strumenti, i luoghi di aggregazione e perfino il modo in cui i ragazzi seguono le competizioni. È da questa trasformazione che nasce “Next Sport Generation – Lo sport che parla il linguaggio delle nuove generazioni”, l’appuntamento in programma oggi, martedì 16 giugno 2026, alle ore 18.00, nella Sala Sassoli di Palazzo Valentini, in via IV Novembre 119/A, a Roma.

L’incontro, presentato nell’ambito delle iniziative di Roma 2027, vuole aprire un confronto tra istituzioni, associazioni, scuole, realtà sportive e soggetti impegnati nell’innovazione. Al centro ci saranno i nuovi modi di vivere lo sport, il rapporto con le tecnologie digitali, la crescita degli e-sports e la capacità delle attività sportive di diventare strumenti concreti di inclusione, educazione e opportunità professionale.

Lo sport cambia insieme ai ragazzi tra tecnologia, nuovi linguaggi ed e-sports

Il titolo dell’incontro richiama un cambiamento ormai evidente. Per molti ragazzi lo sport continua a significare allenamento, competizione, fatica fisica e appartenenza a una squadra, ma a questa dimensione tradizionale si affianca un ecosistema molto più ampio. Applicazioni per monitorare le prestazioni, dispositivi indossabili, piattaforme video, community digitali, simulatori ed e-sports fanno parte della quotidianità di una generazione abituata a muoversi continuamente tra spazio fisico e ambiente online.

I dati disponibili confermano che la pratica sportiva resta particolarmente diffusa tra i più giovani. Nel 2024, secondo l’Istat, praticava sport il 75,6% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni. La percentuale rimaneva alta anche tra i 15 e i 17 anni, raggiungendo il 66,1%, per poi iniziare a diminuire con il passaggio all’età adulta. Tra i giovani dai 18 ai 24 anni la quota scendeva infatti al 53,9%. Un calo che pone una domanda precisa alle istituzioni e al mondo sportivo: come evitare che lo sport venga abbandonato proprio negli anni in cui aumentano gli impegni scolastici, universitari e lavorativi?

La risposta potrebbe passare anche dalla capacità di proporre attività più vicine agli interessi delle nuove generazioni. L’Istat segnala inoltre che oltre il 60% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni pratica sport fuori dall’orario scolastico, mentre circa uno sportivo su cinque utilizza tecnologie digitali durante gli allenamenti. Non si tratta quindi di scegliere tra sport tradizionale e innovazione, ma di comprendere come questi due mondi possano rafforzarsi a vicenda.

Dentro questo scenario entrano anche gli e-sports, un settore che negli ultimi anni ha costruito competizioni, squadre, community e nuove professionalità. Il tema resta discusso, soprattutto quando si cerca di stabilire fino a che punto il videogioco competitivo possa essere assimilato allo sport. Eppure il fenomeno esiste, coinvolge milioni di giovani e richiede regole, formazione e attenzione. Dietro una competizione digitale non ci sono soltanto giocatori, ma anche tecnici, organizzatori di eventi, sviluppatori, analisti, comunicatori e professionisti della produzione audiovisiva.

Il confronto di Palazzo Valentini punta quindi a superare una lettura superficiale. La tecnologia può migliorare gli allenamenti, rendere alcune discipline più accessibili, avvicinare persone con disabilità e creare nuovi percorsi educativi. Allo stesso tempo, però, servono tutele contro dipendenze, isolamento, comportamenti aggressivi e utilizzo scorretto dei dati personali. Innovare non significa semplicemente trasferire lo sport su uno schermo, ma costruire ambienti sicuri nei quali la dimensione digitale rimanga collegata alla salute, alla socialità e alla crescita personale.

Inclusione, scuole e impianti: la sfida non riguarda soltanto le competizioni

“Next Sport Generation” mette al centro anche il ruolo sociale dello sport. Una partita, un corso di danza, un allenamento di skate o una competizione digitale possono diventare occasioni per creare relazioni, superare differenze culturali e coinvolgere ragazzi che rischiano di restare ai margini. Per ottenere questi risultati non bastano però gli eventi. Servono spazi accessibili, istruttori preparati, collaborazioni con le scuole e costi sostenibili per le famiglie.

Il tema economico non è secondario. Il Rapporto Sport 2025, presentato da Sport e Salute e dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, attribuisce al settore sportivo italiano un valore aggiunto di circa 32 miliardi di euro, pari all’1,5% del prodotto interno lordo, con oltre 421mila persone occupate. Il documento stima inoltre che siano 38 milioni gli italiani che svolgono sport o attività fisica durante la settimana. Numeri che descrivono un comparto capace di produrre benessere, lavoro e sviluppo territoriale.

Resta tuttavia il problema delle strutture. In Italia risultano censiti oltre 78mila impianti e 114mila spazi sportivi, ma più del 40% degli impianti è stato realizzato negli anni Settanta e Ottanta. Molti necessitano di interventi di manutenzione, efficientamento energetico e abbattimento delle barriere architettoniche. Senza luoghi moderni e facilmente raggiungibili, il diritto allo sport rischia di rimanere diverso da quartiere a quartiere e da famiglia a famiglia.

A Roma questa questione assume un peso ancora maggiore. La città possiede un patrimonio sportivo enorme, ma presenta anche profonde differenze tra centro e periferie. In alcuni territori le associazioni dilettantistiche rappresentano veri presidi sociali, capaci di accogliere bambini e adolescenti dopo la scuola. In altri mancano strutture adeguate oppure le attività risultano troppo costose. Il confronto tra amministrazioni, scuole e associazioni può servire proprio a individuare modelli in cui gli impianti vengano utilizzati non soltanto per le competizioni, ma anche come spazi civici aperti alle comunità.

Esperienze nazionali come i Play District promossi da Sport e Salute mostrano una direzione possibile: hub dedicati ai giovani nei quali le attività sportive convivono con laboratori educativi, iniziative culturali, formazione e percorsi di cittadinanza attiva. In questi progetti lo sport non viene considerato un servizio isolato, ma uno strumento per intercettare ragazzi dai 14 ai 34 anni, compresi coloro che non studiano e non lavorano.

L’appuntamento nella Sala Sassoli vuole portare questi temi dentro un confronto pubblico. Istituzioni, associazioni, scuole e operatori sportivi sono chiamati a ragionare su regole, investimenti e nuovi modelli di partecipazione. La sfida sarà evitare due errori opposti: ignorare i nuovi linguaggi digitali oppure considerarli una soluzione automatica a ogni problema.

Lo sport delle nuove generazioni continuerà a vivere nei campi, nelle palestre e nei parchi, ma passerà sempre più anche attraverso piattaforme, sensori, videogiochi competitivi e comunità online. Capire come tenere insieme queste dimensioni significa discutere non soltanto del futuro dello sport, ma anche del tipo di città e di opportunità che si vogliono costruire per i ragazzi.

Informazioni sull’evento: Next Sport Generation, martedì 16 giugno 2026, ore 18.00, Sala Sassoli di Palazzo Valentini, via IV Novembre 119/A, Roma.

Francesco Giuliani

di Francesco Giuliani

Francesco Giuliani è un imprenditore digitale specializzato in intelligenza artificiale, SEO, comunicazione online e sviluppo di piattaforme web. Lavora alla creazione di…

Altri articoli di Francesco Giuliani →