Vino e olio nel Lazio: legge regionale per la crescita economica

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Oggi, nella sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, sede della Camera di Commercio di Roma, è stata presentata la nuova “Legge Regionale” numero 14, varata il 27 ottobre 2023 dal Consiglio Regionale del Lazio. Questa legge è finalizzata a regolamentare e incentivare le attività enoturistiche e oleoturistiche all’interno della regione, stabilendo precisi requisiti tecnici.

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Tra gli obiettivi principali di questa legge si annovera la promozione delle produzioni regionali di vino e olio d’oliva, oltre alla formazione e al rafforzamento delle competenze degli operatori del settore, nonché la creazione di itinerari enoturistici e oleoturistici. Tali iniziative mirano a sostenere il settore del turismo legato al vino e all’olio, considerati prodotti di eccellenza nel Lazio, con l’obiettivo di contribuire alla crescita economica e all’occupazione nella regione.

La legge disciplina vari aspetti tecnici, inclusi requisiti per l’avvio delle attività, le modalità di esercizio, la sorveglianza, i controlli e le sanzioni. Inoltre, essa prevede misure per promuovere le attività enoturistiche e oleoturistiche attraverso la creazione di itinerari dedicati, mantenendo coerenza con le direttive nazionali.

La legge sottolinea l’importanza di integrare aziende, cooperative, consorzi, cantine e frantoi in un circuito turistico, che può portare a un aumento del numero di visitatori e beneficiare delle positive ricadute economiche sulle comunità locali. Questa iniziativa è anche un potente strumento di promozione del territorio, con un forte focus sulla salvaguardia ambientale e la valorizzazione delle biodiversità.

La legge stabilisce standard elevati per la qualità dell’offerta, introducendo l’Elenco regionale degli operatori eno e oleoturistici. Questo elenco serve a formare le professionalità necessarie, semplificare le procedure burocratiche per imprese e operatori e promuovere al meglio i prodotti e il territorio.

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IL VINO NELLA REGIONE LAZIO

La regione Lazio conta ben 19mila aziende viticole, con una produzione annuale media di un milione di quintali di uva. Nel contesto italiano, queste cifre si traducono in un numero significativo, anche se il Lazio rappresenta solo il 3% delle vigne del paese.

Le 450 cantine presenti nella regione producono una media di 800mila litri di vino all’anno, con una predominanza dei vini bianchi al 75% e dei rossi al 25%. La qualità dei vini regionali è tale che il 70% di essi è classificato come DO/IG regionale.

Le vigne si estendono su oltre 18mila ettari di terreno, distribuiti in collina (71%), pianura (20%) e montagna (9%). Anche se questi numeri sono significativi, il Lazio è superato da regioni come il Veneto, la Sicilia e la Toscana in termini di estensione di vigneti.

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La produzione di uva genera un fatturato di circa 230 milioni di euro, rappresentando il 6,6% dell’agricoltura regionale e il 3% del settore vitivinicolo nazionale. In media, ogni ettaro di vigneto genera un ricavo di 4.350 euro.

L’export del vino “made in Lazio” registra un aumento del 20,4% rispetto al 2020, con un valore economico di quasi 83 milioni di euro.

La regione può vantare 3 DOCG, 27 DOC e 6 IGT (36 in totale), con un valore economico complessivo di oltre 64 milioni di euro, di cui il 70% è rappresentato dalle DOCG e DOC e il restante dalle IGT.

Inoltre, il 14% delle vigne regionali è coltivato in biologico, registrando un aumento del 45% rispetto al 2014, sebbene sia inferiore alla media nazionale del 17,8%.

Il Lazio vanta la presenza di 84 vitigni, di cui 37 sono autoctoni, tra cui Malvasia del Lazio, Bellone, Cesanese di Affile, Cesanese comune, Trebbiano giallo, Grechetto bianco, Grechetto rosso e Trebbiano verde.

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L’OLIO NELLA REGIONE LAZIO

L’olivo è una parte significativa del paesaggio agrario del Lazio e contribuisce in modo rilevante all’economia agricola regionale. Il Lazio è tra le prime 5 regioni italiane nella produzione nazionale di olio di oliva. La regione dispone di oltre 80.000 ettari di piante di olivo.

Negli ultimi anni, gli oliveti hanno visto solo una riduzione marginale, ma la produzione di olive è diminuita del 23%, con una riduzione del 16,6% nella produttività. Questa tendenza potrebbe essere dovuta all’abbandono parziale o totale della coltivazione, con molti olivicoltori che riducono le pratiche colturali e la produzione al minimo necessario per le esigenze familiari.

La regione sta lottando per sviluppare aziende specializzate e orientate al mercato, sia per le olive destinate all’olio che per quelle da tavola. La produzione regionale si distingue per la varietà delle colture in diversi ambiti provinciali, influenzata da fattori pedoclimatici che determinano le caratteristiche degli oli extravergini.

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Nel Lazio sono riconosciute quattro DOP: Sabina, Canino, Tuscia e Colline Pontine.

La regione annovera anche otto oli extravergini monovarietali: Carboncella, Ciera, Itrana, Marina, Olivastrone, Rosciola, Salviana e Sirole.

Da menzionare è anche l’Oliva di Gaeta DOP, riconosciuta a livello comunitario nel 2016, ottenuta dalla trasformazione e conservazione di olive mature in salamoia, senza l’aggiunta di conservanti o altri prodotti sintetici.

Negli ultimi anni, si è diffusa l’applicazione di tecniche di produzione biologica nell’olivicoltura regionale, sebbene la certificazione biologica rimanga ancora marginale.

I FRANTOI

Nel Lazio, secondo i dati del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (Sian), sono attualmente operativi 320 frantoi, rispetto ai 606 ancora iscritti nella piattaforma.

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I contributi per i frantoi

Il 26 ottobre scorso, la Giunta regionale ha approvato una delibera nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), destinando quasi 6 milioni di euro per l’ammodernamento dei frantoi oleari. Questi fondi offrono contributi a fondo perduto per sostituire o ammodernare i frantoi esistenti, migliorando le prestazioni ambientali dell’estrazione dell’olio extravergine di oliva attraverso l’introduzione di nuove attrezzature e tecnologie.

Il bando relativo è stato pubblicato il 31 ottobre e mira a sostenere le imprese del settore dell’olio nell’aggiornamento dei propri impianti di lavorazione, stoccaggio e confezionamento dell’olio extravergine di oliva, favorendo la sostenibilità del processo produttivo e la riduzione dei rifiuti.

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Gli investimenti ammissibili devono rispettare le condizioni del Pnrr, in particolare il principio di non arrecare danni significativi all’ambiente. La misura prevede un contributo pubblico a fondo perduto pari al 55% del costo totale dell’investimento, con un aumento al 70% per i giovani agricoltori. Possono presentare domanda di aiuto entro il 15 gennaio 2024 le imprese attive nella trasformazione di prodotti agricoli, inclusi agricoltori, associazioni e cooperative, nonché i titolari di frantoi oleari iscritti al Portale dell’Olio di Oliva del Sian, che rispettano le autorizzazioni ambientali.

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