Sam Levinson: Euphoria e il racconto del fentanyl in America

Sam Levinson: Euphoria e il racconto del fentanyl in America
Foto: www.ansa.it
· 2 min di lettura

di Redazione Gaeta.it

Sam Levinson ha discusso il suo approccio alla scrittura e al casting, evidenziando l'importanza di riflettere la realtà umana e l'impatto del fentanyl. Ha anche parlato del suo futuro progetto cinematografico.

Sam Levinson, a quarantuno anni, è considerato uno degli autori più influenti della televisione contemporanea. È il creatore, sceneggiatore, regista e produttore di ‘Euphoria’, una serie di culto che ha avuto un enorme impatto sul racconto dell’adolescenza, suddivisa in tre stagioni.

Figlio del regista Barry Levinson, Levinson ha espresso il suo punto di vista sul ruolo di uno scrittore durante il Filming Sardegna Festival. Ha affermato che la scrittura dovrebbe riflettere il mondo in modo umano, rivelando i misteri della vita e permettendo alle persone di identificarsi con i personaggi e le situazioni, senza dimenticare l’aspetto dell’intrattenimento.

Riguardo al suo futuro, ha dichiarato di voler realizzare un film per famiglie, citando il suo desiderio di creare contenuti con cui i suoi figli possano identificarsi, dopo aver affrontato il tema delle dipendenze nei suoi lavori precedenti.

Levinson ha anche commentato il problema del fentanyl, descritto come una vera e propria piaga negli Stati Uniti, che sta colpendo gravemente una generazione. Ha sottolineato che i governi hanno tardato a reagire e ha messo in guardia sul fatto che basta una sola pillola per causare la morte, esortando a un intervento tempestivo.

In merito al successo di attori come Zendaya, Jacob e Sydney, ha affermato che questi giovani talenti sono diventati grandi star grazie a ‘Euphoria’. Ha condiviso la sua soddisfazione nel vedere il riconoscimento del loro valore, evidenziando come li conosca da quando avevano vent’anni e come sia gratificante assistere alla loro crescita.

Levinson ha anche discusso dell’importanza del casting, affermando che un volto interessante è fondamentale, insieme alla capacità di esprimere emozioni in modo naturale. Ha citato l’esempio di un attore che arrossisce genuinamente durante un’audizione, considerandolo un segno di autenticità.

Infine, ha affrontato la questione dell’intelligenza artificiale nel campo della narrazione, citando una frase di Quincy Jones sul futuro. Levinson ha espresso preoccupazione per come l’IA possa influenzare il racconto di storie, sottolineando l’importanza di preservare l’elemento umano e la specificità della voce individuale, che unisce tutti.

Redazione Gaeta.it

di Redazione Gaeta.it

Collaboratore del portale informativo Gaeta.it.

Altri articoli di Redazione Gaeta.it →