‘La casa finestre che ridono’: il cult horror di Avati torna al cinema

'La casa finestre che ridono': il cult horror di Avati torna al cinema
Foto: www.ansa.it
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di Redazione Gaeta.it

Il film di Pupi Avati, "La casa dalle finestre che ridono", torna al cinema dal 13 luglio dopo cinquant'anni, raccontando la storia di un restauratore e misteriosi eventi in un paese ferrarese.

Il film cult di Pupi Avati, La casa dalle finestre che ridono, torna nelle sale dopo cinquant’anni, con la distribuzione di CG Entertainment in collaborazione con Cat People a partire dal 13 luglio. La pellicola, un horror definito “gotico padano”, racconta la storia di Stefano, un giovane restauratore, interpretato da Lino Capolicchio, che si reca in un piccolo paese della Bassa Ferrarese per restaurare un affresco sul martirio di San Sebastiano, realizzato dal pittore suicida Buono Legnani.

Durante il restauro, Stefano si imbatte in eventi inquietanti e morti misteriose che circondano la figura del pittore. Gli abitanti del paese si mostrano evasivi, nascondendo un segreto comune, tranne Coppola, un tassista alcolizzato interpretato da Gianni Cavina, che si rivela l’unico disposto a condividere ciò che sa.

Avati ha rivelato che la storia trae ispirazione da un episodio realmente accaduto, avvenuto a Sasso Marconi tra il 1918 e il 1920, quando si scoprì che le ossa di un parroco riesumato erano in realtà femminili. Questo racconto, narrato attorno a un camino, alimentava le paure dei giovani dell’epoca.

Il film, che presenta una fusione di horror e vita di provincia, è caratterizzato da ambientazioni desolate e personaggi enigmatici che riflettono il mistero della vita rurale. Il casolare utilizzato per le riprese, situato nei pressi di Malalbergo, è stato demolito poco dopo le riprese, avvenute in cinque settimane tra aprile e maggio del 1976, in diverse località dell’Emilia-Romagna.

Nonostante il budget limitato, il film ha riscosso un notevole successo al botteghino, incassando oltre 700 milioni di lire e conquistando il Premio della Critica al Festival du Film Fantastique di Parigi nel 1979, diventando così un classico del genere horror.

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