Lavoratori del cinema e dello spettacolo: precarietà e sfide attuali
Un'indagine della Slc Cgil e della Fondazione Di Vittorio rivela le difficili condizioni lavorative nel settore dello spettacolo, evidenziando precarietà, discontinuità occupazionale e problemi retributivi.
Creatività, impegno e precarietà caratterizzano il lavoro nel settore dello spettacolo e del cinema, secondo un’inchiesta condotta dalla Slc Cgil nazionale in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Di Vittorio. Lo studio, realizzato su circa 2300 questionari compilati online, mette in luce le difficili condizioni lavorative di chi opera in questo ambito. Tra i problemi riscontrati vi sono la discontinuità occupazionale, il caos retributivo e contrattuale, un welfare di difficile accesso, orari di lavoro prolungati e la minaccia di offerte di lavoro sottopagate o in nero.
Il campione analizzato comprende lavoratori con una significativa esperienza, con il 30% di essi attivi da oltre 25 anni. La maggior parte degli intervistati è impiegata prevalentemente con contratti a tempo determinato (44%), seguiti da autonomi (25%) e parasubordinati (24%). L’indagine evidenzia anche una concentrazione geografica dei lavoratori, con una maggiore presenza nel Centro e Nord Italia, mentre le aree meridionali e periferiche faticano ad accedere a questo settore.
Eliana Como, sindacalista e ricercatrice della Fondazione, ha sottolineato come la fatica di questi lavoratori sia spesso invisibile, nascondendosi dietro le quinte e lontano dai riflettori. L’inchiesta, intitolata “Scena e Schermo. Il lavoro nel Cinema e nel Live”, è stata presentata a Roma e mostra come i lavoratori affrontino quotidianamente sfide significative.
L’analisi dei diversi ambiti dello spettacolo, dai teatri ai set cinematografici, evidenzia una trasversalità delle condizioni lavorative. Un dato preoccupante è che il 77% degli intervistati ha ricevuto negli ultimi due anni offerte di lavoro mal retribuite, mentre il 51% ha segnalato lavori non pagati e il 45% in nero. Questa situazione di precarietà colpisce in particolare i giovani, che spesso si trovano costretti ad accettare condizioni svantaggiose.
Inoltre, il rispetto dei contratti nazionali è una questione critica, con il 26% degli intervistati che afferma che tali contratti non sono rispettati e il 22% che non conosce i loro contenuti. Solo una minoranza percepisce il contratto nazionale come principale strumento per determinare salari e diritti, con il 70% dei lavoratori del cinema e il 62% di quelli del settore live che si affidano alla contrattazione individuale.
La Cgil, rappresentata dalla segretaria nazionale della Slc Sabina Di Marco, ha sottolineato la necessità di intraprendere un percorso verso una nuova contrattazione e relazioni industriali più strutturate. Attualmente, nel settore del cineaudiovisivo esistono 24 contratti collettivi nazionali, mentre nel live sono 6. La proposta della Slc Cgil è di unificare questi contratti in due grandi accordi, uno per il cineaudiovisivo e uno per lo spettacolo dal vivo, per tutelare meglio i circa 155mila lavoratori attivi in questo ambito.




