Ciclabilità in Europa: esempi positivi e confronto con l’Italia

Ciclabilità in Europa: esempi positivi e confronto con l'Italia
Ciclabilità in Europa: esempi positivi e confronto con l’Italia
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Francesco Giuliani

di Francesco Giuliani

In Italia, la FIAB ha evidenziato un deficit di 138.183 chilometri rispetto agli standard ciclabili europei. Lo studio Cycling Counts sottolinea la necessità di investimenti per migliorare la ciclabilità.

In Italia, la distanza ideale dai più elevati standard europei di infrastrutture ciclabili, come quelli dei Paesi Bassi, è di 138.183 chilometri. Questo dato è stato evidenziato dalla FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) in occasione della presentazione di Cycling Counts, il primo studio promosso dalla Commissione europea per misurare la ciclabilità nei Paesi membri, durante l’evento Velo-city 2026 a Rimini. La ricerca sottolinea il divario italiano e indica che, per raddoppiare l’uso della bicicletta nell’Unione Europea, sarebbero necessari ulteriori 424.426 chilometri di infrastrutture dedicate. Tuttavia, la questione della ciclabilità va oltre il semplice incremento dei chilometri.

La ciclabilità come risposta alle sfide contemporanee

Secondo Susanna Maggioni, Vicepresidente della FIAB, la ciclabilità non deve essere considerata una tematica marginale, ma una risposta efficace a problemi rilevanti come la sicurezza stradale, la salute pubblica, la qualità degli spazi urbani e la resilienza climatica. Durante la conferenza, sono stati presentati esempi di città che, investendo in modo strategico, hanno visto una riduzione degli incidenti e un incremento della mobilità attiva, migliorando così la salute e l’economia locale.

Ogni anno, gli incidenti stradali causano circa 1,19 milioni di vittime nel mondo, con una particolare incidenza tra i giovani. Tra le esperienze di successo, Amsterdam ha riportato una diminuzione degli incidenti dell’11% dopo l’introduzione del limite di velocità di 30 km/h su gran parte della rete stradale, mentre gli spostamenti in bicicletta sono aumentati del 9%. A Roma, l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè ha comunicato che, grazie al Biciplan, il numero di biciclette di proprietà è cresciuto del 63% negli ultimi tre anni e la mortalità negli incidenti stradali è diminuita del 19% tra il 2022 e il 2025.

La moderazione della velocità è solo uno dei tanti strumenti utilizzati dalle città europee. A Rimini, è emerso che i piani ciclabili più efficaci integrano la moderazione del traffico con una trasformazione complessiva dello spazio urbano. Bruxelles ha presentato il piano Good Move, mirato a ridurre il traffico automobilistico del 24% entro il 2030 e aumentare la quota di spostamenti sostenibili al 70%. Già nei primi anni di attuazione, il traffico motorizzato nel centro di Bruxelles è diminuito del 27%, mentre gli spostamenti in bicicletta sono aumentati del 36%.

Investimenti economici e benefici per la salute

Le politiche a favore della ciclabilità rappresentano un’importante opportunità economica. Durante la sessione dedicata alla Bikenomics, è stato evidenziato che tali politiche portano a benefici che superano il settore dei trasporti, contribuendo a ridurre i costi sanitari e a sostenere il commercio locale. Un esempio significativo è la velostazione di Utrecht, la più grande al mondo, che offre 12.500 posti bici e ha dimostrato un costo di circa 1 euro per utente al giorno, rispetto ai 3 euro per un servizio equivalente con mezzi pubblici.

Inoltre, le evidenze scientifiche mostrano che l’inattività fisica è un fattore di rischio significativo per la salute, con le patologie croniche rappresentanti circa l’80% del carico di malattia nella Regione europea dell’OMS. Utilizzare regolarmente la bicicletta è associato a una riduzione della mortalità generale di circa il 10%, evidenziando l’importanza della bicicletta come strumento di prevenzione.

Un’ulteriore urgenza emersa è quella di misurare la mobilità ciclistica con criteri comuni. Il rapporto Cycling Counts mette in luce che solo 7 dei 27 Stati membri hanno indagini nazionali complete sulla mobilità ciclistica, rendendo difficile il confronto e la valutazione delle politiche. Colmare questa lacuna è fondamentale per sviluppare politiche mirate e basate su evidenze.

La FIAB ha ribadito il proprio impegno nel promuovere un cambiamento diffuso, sottolineando che la sfida della ciclabilità non può essere affrontata con interventi isolati, ma richiede una visione d’insieme e una forte collaborazione tra istituzioni. I dati e le esperienze condivise a Velo-city 2026 dimostrano che la ciclabilità è una questione trasversale, non più relegata a un ambito specifico.

Fonte: www.ansa.it

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