Papa Francesco richiama all’umiltà e accoglienza della Chiesa riflettendo sul Vangelo Di Luca a San Pietro

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Papa Francesco invita la Chiesa a umiltà e accoglienza durante l’omelia a San Pietro. - Gaeta.it

Elisabetta Cina

31 Agosto 2025

L’Angelus del 31 agosto 2025, pronunciato da Papa Francesco dalla finestra del Palazzo Apostolico in Piazza San Pietro, ha centrato il suo messaggio sul tema dell’umiltà, partendo dal brano evangelico di Luca in cui Gesù pranza con i farisei. Il Pontefice ha evidenziato come oggi, come allora, resista la tentazione di “prendere i primi posti” e ha chiesto alla Chiesa di incarnare una casa accogliente, in cui nessuno debba conquistare una posizione ma tutti si sentano benvenuti come figli di Dio.

Il Vangelo Di Luca: Gesù osserva la corsa ai primi posti tra i farisei

Nel passo raccontato da Luca 14,1.7-11, Gesù è ospite a un pranzo organizzato da un capo dei farisei. In quel contesto nota come alcuni cercano di occupare i posti più onorevoli, in una vera e propria competizione per mettersi in mostra davanti agli altri. Gesù risponde con una parabola, indirizzata a chi lo ascolta, invitando a riflettere su questo atteggiamento e a prenderne le distanze.

La scena evidenzia una realtà sociale e spirituale che rimane attuale: spesso, anche fuori dal contesto religioso, le relazioni si trasformano in gare per ottenere visibilità o riconoscimenti. Questo vangelo diventa allora un monito per tutti, affinché si abbandoni la corsa all’autoesaltazione e si coltivi invece un’attitudine di umiltà e servizio. La parabola di Gesù richiama l’attenzione sul valore della giustizia del Regno di Dio, che non coincide con le logiche mondane di sopraffazione o affermazione personale.

Papa Francesco: l’umiltà come “libertà da se stessi” e dono del regno di dio

Durante la riflessione all’Angelus, il Pontefice ha spiegato che l’umiltà consiste in una libertà interiore profonda, che nasce quando l’interesse per il Regno di Dio prende il sopravvento sulle preoccupazioni egocentriche. Questa libertà permette di guardare oltre la propria prospettiva limitata, non rimanendo fermi a osservare “la punta dei nostri piedi”, ma volgere lo sguardo lontano, verso obiettivi più grandi.

Francesco ha sottolineato come chi si esalta mostri in realtà insicurezza e incapacità di vedere oltre sé stesso. Al contrario, chi si riconosce figlio o figlia di Dio acquisisce una dignità che non ha bisogno di sforzi o strategie personali per farsi notare. Questa consapevolezza ridimensiona il bisogno di competizione e di affermazione, perché la vera grandezza deriva dalla relazione con Dio e dal servizio agli altri.

Il Papa ha usato questa prospettiva per invitare la Chiesa a essere una palestra di umiltà, un luogo in cui ognuno si senta accolto senza dover conquistare il proprio posto a forza. Ogni credente è chiamato a imparare dalla libertà e dall’umiltà di Cristo, lasciandosi trasformare dalla sua parola che scuote e corregge le priorità del cuore.

La chiesa deve essere casa accogliente dove i posti non vanno conquistati

Il richiamo a una Chiesa come casa aperta e inclusiva è stato un passaggio cruciale del discorso papale. Francesco ha proposto l’immagine di una comunità in cui i fedeli sono sempre benvenuti, senza l’ansia di dover mettersi in competizione per un ruolo o una posizione. Si tratta di una Chiesa che riconosce in ogni persona la dignità di figlio e figlia di Dio, e promuove un clima di rispetto e amicizia in cui la parola di Gesù può ancora suscitare conversione e crescita spirituale.

L’invito a lasciare a Gesù “la parola” nelle celebrazioni domenicali sottolinea l’importanza di abbandonare un atteggiamento autoreferenziale, per ascoltare e farsi guidare da quel messaggio che chiama alla libertà e alla non rivalità. La Chiesa, in questo senso, diventa spazio di incontro autentico, lontano da gerarchie rigide e competizioni interne, dove tutti possono sentirsi parte senza dover primeggiare sugli altri.

Questa visione si inserisce nelle linee di riforma e apertura che Papa Francesco porta avanti nel pontificato, con l’obiettivo di costruire una comunità più trasparente, meno chiusa e più attenta ai bisogni delle persone, accogliendo soprattutto chi si sente emarginato o escluso.

Ospitalità e umiltà: Gesù come modello di incontro autentico con i farisei

Il Papa ha ricordato come i farisei nel vangelo guardassero Gesù con sospetto, visto il loro rigore nella tradizione religiosa. Nonostante ciò, Gesù non rimane lontano o formale, ma si fa ospite presente e autentico, rinunciando a buone maniere superficiali che evitano il coinvolgimento reale. Questa disponibilità ad entrare nel mondo degli altri, rispettandoli senza restare estranei, è la vera umiltà che allarga lo spazio del cuore.

Accogliere ospiti implica aprirsi realmente, riconoscere l’altro e lasciarsi a sua volta invitare nelle sue realtà. Francesco ha rimarcato che l’umiltà si manifesta in questi gesti concreti di incontro, che costruiscono una cultura pronta all’ascolto e alla condivisione.

Nel momento in cui la Chiesa si fa casa di accoglienza, impara a servire senza cercare primati e offre un modello di vita che si oppone alle logiche di ostentazione e esclusione. Questa è la strada indicata da quel pranzo evangelico, che invita a ripensare la propria posizione dentro le relazioni umane e spirituali.

Papa Francesco invita così a riflettere sul dono della dignità che ricevono tutti coloro che si lasciano chiamare figli di Dio. Nel rinnovare l’impegno a vivere l’umiltà come libertà autentica, il Pontefice punta a una comunità cristiana più vera e vicina alle esigenze concrete delle persone.