Nuovo indagato diciasettenne Nell’inchiesta su abuso e revenge porn a Sulmona

di Donatella Ercolano

Indagato 17enne per abuso e revenge porn a Sulmona - Gaeta.it

L’inchiesta su una violenza sessuale ai danni di una ragazzina di 12 anni a Sulmona si arricchisce di nuove svolte. La procura ha inserito un terzo indagato, un diciassettenne accusato di aver girato uno dei video con contenuti illeciti. I filmati, finiti in chat WhatsApp, sono stati usati da altri coetanei per minacce e ricatti. Le indagini proseguono con l’obiettivo di chiarire le responsabilità e scoprire eventuali altri coinvolti.

Il nuovo indagato e le accuse di revenge porn

L’inchiesta ha preso una nuova direzione dopo l’iscrizione di un terzo indagato, un ragazzo di 17 anni. Il giovane è accusato di essere stato l’autore materiale di uno dei video in cui la vittima è stata ripresa durante l’abuso. La registrazione sarebbe stata condivisa all’interno di gruppi WhatsApp in cui circolavano anche altri filmati. Il diciassettenne dovrà rispondere del reato di revenge porn, lo stesso contestato ad altri due giovani, un 18enne e un 14enne già iscritti nel registro degli indagati.

I primi due rispondono anche di violenza sessuale aggravata in concorso, perché nella dinamica dei fatti risulterebbero coinvolti sia negli abusi sia nella diffusione delle immagini. La presenza di queste accuse evidenzia la gravità degli episodi contestati, a partire dagli atti che poi sono stati documentati e sfruttati per intimidire la vittima.

Gli interrogatori e la testimonianza protetta della vittima

Il seguito delle indagini prevede nelle prossime ore l’interrogatorio della giovane vittima. A causa della delicatezza della sua età, l’audizione avverrà in modalità protetta, con la presenza di psicologi ed esperti. La testimonianza della ragazza sarà fondamentale. Già nella denuncia presentata in procura la 12enne ha descritto episodi di abusi, ricatti e minacce che durano da due anni.

La ragazza ha raccontato di essersi trovata coinvolta in un incubo fatto di sofferenze ripetute e paura continua. Le informazioni che fornirà serviranno a ricostruire con precisione quanto è accaduto e a stabilire il coinvolgimento di ogni persona indagata o eventualmente da indagare.

Perquisizioni, sequestri e la possibile estensione dell’inchiesta

I carabinieri del nucleo operativo della Compagnia di Sulmona hanno svolto perquisizioni nelle abitazioni degli indagati, sequestrando telefoni cellulari, computer e altri dispositivi elettronici. In questi giorni la procura dei minorenni dell’Aquila ha affidato l’incarico per analizzare i contenuti digitali recuperati.

Le immagini e i file rinvenuti potrebbero contenere elementi utili a identificare altre persone coinvolte nella diffusione dei video e nei messaggi di incitamento all’odio contro la vittima. In particolare, negli ambienti indagati circolava un gruppo WhatsApp formato da una quarantina di giovani dove si condividevano e commentavano i filmati. Le verifiche tecniche sui dispositivi saranno decisive per scoprire se altri minorenni hanno avuto un ruolo attivo nella vicenda.

Posizioni degli indagati e prossime tappe investigative

Tra i giovani accusati, il 14enne ha dichiarato di non essere coinvolto nei fatti. Spetterà alle prossime audizioni chiarire i ruoli e le responsabilità specifiche di ogni persona. La procura si prepara a convocare in interrogatorio i coetanei indagati nelle prossime ore, verificando con attenzione i loro racconti.

Le indagini approfondiranno sia i rapporti interni al gruppo di giovani che ha usato i video per minacciare la vittima, sia le dinamiche dei comportamenti che hanno portato alla produzione e circolazione delle immagini. Sulmona resta al centro di questa vicenda delicata che richiama l’attenzione sulle conseguenze della condivisione illecita di materiale intimo senza consenso.