Kore-eda: l’intelligenza artificiale non deve spaventare i registi

Kore-eda: l'intelligenza artificiale non deve spaventare i registi
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di Redazione Gaeta.it

Hirokazu Kore-eda afferma che l'intelligenza artificiale non deve spaventare e discute il suo nuovo film 'Sheep in the Box', che affronta il tema del lutto e della famiglia.

L’intelligenza artificiale non deve suscitare timore, afferma il regista giapponese Hirokazu Kore-eda. Anche se un giorno dovesse realizzare film superiori ai suoi, questo non lo porterà a rinunciare alla sua carriera. Kore-eda, noto per il suo lavoro nel film ‘Sheep in the Box’, già in concorso al Festival di Cannes e disponibile in sala dal 27 agosto grazie a Lucky Red e Bim Distribuzione, esprime la sua visione sulla tecnologia.

La pellicola esplora il tema della famiglia, un elemento ricorrente nelle opere del regista. I protagonisti sono Otone (Ayase Haruka) e Kensuke Komoto (Daigo), una coppia benestante che ha recentemente vissuto la perdita del figlio di sette anni. Decidono di accogliere nella loro casa un androide che replica l’aspetto e le caratteristiche del bambino scomparso, Kakeru. Questo clone, creato grazie all’intelligenza artificiale, possiede voce, ricordi e abitudini del ragazzo. Tuttavia, la questione del vero amore per questo androide si pone, con il padre che inizialmente rifiuta il nuovo arrivato, mentre la madre prova gioia nel vederlo.

Kore-eda spiega che l’ispirazione per il film deriva dai ‘resurrection business’ cinesi, che utilizzano intelligenza artificiale e avatar per ricreare i defunti, concentrandosi solo sugli aspetti positivi delle loro vite. Tuttavia, il regista avverte che questa visione non è completa e che il lutto è una realtà complessa. Un altro fattore che ha influenzato il suo lavoro è stato un esperimento musicale che ha impiegato la voce di un cantante giapponese deceduto per interpretare nuove canzoni.

Il regista, vincitore di premi a Cannes, tra cui la Palma d’oro nel 2018 per ‘Un affare di famiglia’, sottolinea come nella cultura orientale il lutto venga vissuto in modo differente. In Giappone, la morte non implica una totale scomparsa della persona, e c’è una celebrazione annuale, l’Obon, in cui le famiglie accolgono gli spiriti degli antenati.

Il titolo del film trae ispirazione da un episodio del ‘Piccolo Principe’ di Antoine de Saint-Exupéry, in cui una pecora è rappresentata solo attraverso l’immaginazione. Kore-eda sottolinea che la differenza principale tra esseri umani e androidi risiede nel corpo e, soprattutto, nell’immaginazione. Gli androidi possono essere intelligenti, ma mancano di quella capacità di immaginare che caratterizza gli esseri umani. Questo divario è evidente quando la madre di Kakeru legge un libro al suo clone, scoprendo che il vero figlio le faceva domande che l’androide non può concepire, un aspetto che le provoca tristezza.

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