L’arrivo di 3I/ATLAS nel sistema solare ha catturato l’attenzione degli astronomi: un corpo venuto da un’altra stella che ora attraversa il nostro cortile cosmico. Nel 2025, il telescopio spaziale James Webb ha puntato i suoi strumenti su questa cometa interstellare per analizzarne la composizione chimica. I risultati? Caratteristiche mai viste prima, che potrebbero raccontarci la sua storia e le condizioni in cui si è formata.
3i/ATLAS: il terzo visitatore dallo spazio profondo
Il 1° luglio 2025, il telescopio terrestre ATLAS in Cile ha scoperto un nuovo oggetto transiente, chiamato 3I/ATLAS. È il terzo oggetto interstellare confermato a passare nel sistema solare, dopo 1I/’Oumuamua, avvistato nel 2017, e 2I/Borisov, nel 2019. Il fatto che venga da fuori il nostro sistema lo rende un campione prezioso per capire le differenze chimiche e fisiche tra corpi formati attorno ad altre stelle e quelli nati qui.
Ora 3I/ATLAS si sta muovendo nella costellazione della Bilancia, avvicinandosi al Sole in vista del perielio previsto per fine ottobre 2025. Grazie anche agli osservatori terrestri come Las Cumbres, si sta seguendo la sua traiettoria e l’evoluzione della chioma, che rilascia gas mentre si riscalda. Questi dati aiutano a capire meglio come si comportano i corpi che arrivano da spazi lontani.
James Webb entra in azione: l’analisi chimica nell’infrarosso
Il 6 agosto 2025, il telescopio spaziale James Webb ha puntato il suo spettrografo NIRSpec verso 3I/ATLAS per ottenere misurazioni dettagliate nello spettro infrarosso vicino. Questo strumento è in grado di identificare le firme chimiche nella chioma, osservando gas e sostanze volatili ghiacciate nell’atmosfera temporanea della cometa.
Gli strumenti del James Webb hanno rilevato anidride carbonica, acqua, ghiaccio d’acqua, monossido di carbonio e solfuro di carbonile. La qualità dei dati ha permesso di quantificare con precisione la presenza di ciascuno di questi elementi, mettendo in luce un rapporto tra anidride carbonica e acqua molto diverso da quello delle comete del sistema solare.
Questa prima osservazione di 3I/ATLAS con uno strumento così avanzato è un passo importante per lo studio degli oggetti interstellari. I risultati ci offrono un quadro più nitido delle proprietà chimiche e delle condizioni in cui si trovano corpi provenienti da sistemi stellari lontani.
Rapporto anidride carbonica-acqua: un segnale sulle condizioni di formazione
La scoperta più sorprendente riguarda proprio il rapporto tra anidride carbonica e acqua nella chioma della cometa. 3I/ATLAS mostra il valore più alto mai registrato in una cometa, un dettaglio che apre nuove ipotesi sulle condizioni in cui si è formato.
Una concentrazione così elevata di anidride carbonica suggerisce che i ghiacci al suo interno siano stati esposti a livelli di radiazione più intensi rispetto a quelli delle comete del nostro sistema solare. Le radiazioni, infatti, modificano la composizione dei ghiacci e cambiano nel tempo il contenuto volatile dei corpi celesti.
Un’altra possibilità è che 3I/ATLAS si sia formato in una regione del disco protoplanetario attorno alla sua stella madre, dove la temperatura era abbastanza bassa da far solidificare anidride carbonica e altri gas. Questa zona, lontana dalla stella neonata, potrebbe aver conservato materiali diversi da quelli della nostra nebulosa solare, conferendo alla cometa caratteristiche chimiche particolari.
Cosa ci insegna 3I/ATLAS sull’universo
L’osservazione di 3I/ATLAS da parte di James Webb rappresenta un momento chiave per capire meglio gli oggetti interstellari. Dopo ’Oumuamua e Borisov, questo terzo oggetto osservato con strumenti moderni conferma quanto l’ambiente di provenienza influisca sui materiali che lo compongono.
I dati raccolti ci permettono di tracciare con maggiore precisione le differenze tra corpi nati dentro e fuori il nostro sistema solare, mostrando come la chimica e le condizioni ambientali nelle zone di formazione di altre stelle possano cambiare profondamente la composizione dei corpi celesti.
Seguire il passaggio di 3I/ATLAS e analizzare le informazioni provenienti da James Webb e altri telescopi sarà fondamentale per costruire nuovi modelli sull’evoluzione planetaria e per capire meglio la presenza di materiali chimici in sistemi stellari lontani.
Questa cometa interstellare, con la sua composizione insolita, ci offre indizi preziosi sulla diversità del cosmo e sulla natura dei corpi che incontriamo nel nostro viaggio attraverso la Via Lattea.