Gli eredi degli Internati Militari Italiani ottengono risarcimenti dal Tribunale Di Brescia

Gli Eredi Degli Internati Mili

Eredi degli Internati Militari ottengono risarcimenti dal Tribunale di Brescia. - Gaeta.it

Armando Proietti

29 Agosto 2025

La recente sentenza del Tribunale di Brescia ha sancito un importante passo per gli eredi degli Internati Militari Italiani che subirono dure condizioni di prigionia in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale. La decisione riconosce il diritto a risarcimenti tra 20 e 80 mila euro per i danni subiti dai militari, aprendo così una nuova fase di riconoscimento delle sofferenze patite. L’azione legale, partita nel 2022 grazie al sostegno di istituzioni locali e sindacati, si inserisce in un contesto di lunga contesa tra Italia e Germania con culminanze recenti nel fondo stanziato dal governo italiano nel 2022.

La battaglia legale degli internati militari italiani e la sentenza del tribunale di Brescia

Il Tribunale di Brescia ha emesso il 25 agosto una sentenza chiave per gli eredi degli IMI, accogliendo le richieste di risarcimento avanzate in giudizio contro la Repubblica Federale Tedesca. Questa sentenza riconosce ufficialmente che gli internati furono sottoposti a trattamenti inumani durante la loro prigionia, configurando così crimini di guerra non soggetti a prescrizione. La decisione si basa su una valutazione approfondita delle condizioni in cui i soldati italiani vennero detenuti e maltrattati dopo la cattura. Secondo l’avvocato Fabio Franchina, che ha condotto il caso, il tribunale ha stabilito che “il diritto al risarcimento non può essere negato a queste vittime storiche.”

La causa legale è partita a maggio 2022, radunando una pluralità di richieste provenienti da Gandino, in provincia di Bergamo, dove la stragrande maggioranza degli IMI coinvolti aveva origine. Il coinvolgimento attivo del sindaco Filippo Servalli e della CGIL di Bergamo ha permesso di portare avanti le istanze di questi familiari con concretezza e determinazione. La sentenza riconosce danni patrimoniali e non patrimoniali, riconducibili alla sofferenza e ai traumi vissuti durante la detenzione forzata, stabilendo risarcimenti variabili da 20 a 80 mila euro.

Il ruolo del fondo istituito dal governo italiano per superare la controversia storica

Dietro il recente sviluppo giudiziario c’è un percorso lungo e complesso, iniziato nel 2004 con varie contestazioni sulla responsabilità e sull’entità dei risarcimenti per gli IMI. La Repubblica Federale Tedesca si era sempre appellata all’accordo di Bonn del 1961, sostenendo di aver già soddisfatto ogni richiesta risarcitoria nei confronti dell’Italia. Tuttavia, questa posizione è stata contestata da vittime e familiari degli IMI che hanno reclamato un riconoscimento diretto e individuale per le ingiustizie subite.

Nel 2022 il governo italiano ha siglato un passo decisivo con l’istituzione di un fondo speciale da 55 milioni di euro. Questo fondo è stato pensato per dare risposta economica alle vittime e ai loro eredi, fornendo un quadro finanziario che consenta di chiudere definitivamente la disputa con la Germania. La presenza di questa disponibilità economica ha reso possibile l’azione legale in tribunale, che fino ad allora era rimasta poco concreta e quasi irraggiungibile.

Il fondo, come spiegato dall’avvocato Franchina, “segna una nuova fase di attenzione verso gli IMI, mantenendo viva la memoria degli orrori della guerra e garantendo un risarcimento tangibile alle famiglie colpite.” Questo strumento ha trasformato una lunga battaglia diplomatica in un percorso giudiziario concreto, permettendo alle vittime e ai loro discendenti di vedersi riconosciuto un risarcimento economico per i danni morali e materiali subiti.

Il contesto storico e sociale degli internati militari italiani in Germania

Gli Internati Militari Italiani erano soldati catturati dopo l’8 settembre 1943, quando l’Italia firmò l’armistizio con gli Alleati. Al posto di essere considerati prigionieri di guerra normali, molti di loro furono internati in campi tedeschi con condizioni molto dure rispetto agli standard previsti dalle convenzioni internazionali. Questi uomini vennero privati dello status di prigionieri e spesso forzati a lavorare in condizioni estreme, con scarse cure mediche, alimentazione insufficiente e morti per malattie o stenti.

Queste circostanze hanno segnato profondamente la loro esperienza personale e collettiva. Solo ora, a decenni di distanza dalla guerra, si sta procedendo al riconoscimento giuridico e morale di questi trattamenti inqualificabili. Il riconoscimento giudiziario afferma che tali fatti rappresentano crimini di guerra, per i quali non esiste prescrizione, e che le vittime hanno diritto a essere risarcite.

Il coinvolgimento di enti locali come il Comune di Gandino e organizzazioni sindacali come la CGIL ha consolidato una rete di sostegno per le famiglie degli internati, dimostrando l’importanza del ricordo storico ma anche della tutela concreta delle vittime. Questo traguardo rappresenta un passaggio fondamentale per una memoria storica che non dimentica le ingiustizie subite dal popolo italiano durante il conflitto.

Il Tribunale di Brescia, con questa sentenza, ha ribadito che “la giustizia può intervenire anche a distanza di molti anni per riconoscere sofferenze e lesioni profonde”, aprendo la strada a ulteriori riconoscimenti simili in casi analoghi.