Fame d’aria: il racconto dell’autismo tra solitudine e speranza di Bonito
Il film "Fame d'aria", diretto da Giuseppe Bonito e tratto dal romanzo di Daniele Mencarelli, sarà presentato alla Mostra del Cinema di Venezia dal 2 al 12 settembre.
Un viaggio interrotto segna l’inizio di una nuova realtà per Pietro, interpretato da Paolo Pierobon. Padre di Jacopo, un ragazzo di diciotto anni affetto da autismo “a basso funzionamento”, Pietro vive una vita segnata da debiti e un profondo senso di solitudine. La storia è raccontata in “Fame d’aria”, film diretto da Giuseppe Bonito, che è un adattamento del romanzo di Daniele Mencarelli. Questo lavoro sarà presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione delle Giornate degli Autori, dal 2 al 12 settembre.
Bonito ha espresso il suo apprezzamento per l’approccio sincero di Mencarelli nel descrivere l’autismo. “Mi ha colpito subito il suo racconto onesto”, ha dichiarato il regista, che ha già affrontato il tema della genitorialità in altre opere, come “Figli” e “L’Arminuta”. Ha sottolineato come spesso l’autismo venga rappresentato in modo spettacolarizzato, preferendo storie di autistici ad alto funzionamento, mentre “Fame d’aria” affronta una realtà più complessa e sfidante.
Il film affronta anche il “grave senso di rimozione” che circonda il disagio legato all’autismo, evidenziando il senso di abbandono che molti genitori devono affrontare. Bonito ha sottolineato che alcune famiglie si trovano a dover indebitarsi per le cure dei propri figli, una situazione che considera inaccettabile e che spera il film possa mettere in evidenza con forza.
La narrazione inizia con un guasto all’auto di Pietro e Jacopo, costretti a fermarsi. Vengono soccorsi da Oliviero, un meccanico locale, e ospitati da Agata, proprietaria di un bar. Agata, vedova, è aiutata da Gaia, che sviluppa un legame di confidenza con Pietro. Bonito ha voluto che gli spettatori entrassero nella vita di Pietro, esplorando il suo senso di solitudine sociale e affettiva.
Il regista ha descritto il “paradosso drammatico” di Pietro, che ama profondamente il figlio ma si trova a provare sentimenti di odio nei suoi confronti. L’incidente dell’auto diventa un momento catartico, aprendo la possibilità di una salvezza. La scelta di Pierobon per il ruolo principale è stata mirata, poiché il regista cercava un attore capace di esplorare la complessità del personaggio.
Per il ruolo di Jacopo, Bonito ha deciso di non scegliere un attore realmente autistico. “Doveva essere un attore”, ha spiegato, e dopo aver visionato oltre 300 provini, ha trovato in Saverio Santangelo un grande talento, che ha dimostrato di avere una connessione personale con l’autismo. La lavorazione è stata intensa e complessa, ma Santangelo ha affrontato le sfide con grande impegno.




