L’ex Ilva di Taranto torna sotto i riflettori nel 2025 con un confronto serrato fra sindacati, Governo e forze politiche parlamentari. Al centro delle discussioni ci sono il futuro del polo DRI, la tutela dei posti di lavoro e il rispetto delle norme ambientali, in un quadro industriale che richiede scelte decisive per rilanciare lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa. Le posizioni divergenti mettono in luce le difficoltà di un settore che deve integrare innovazione produttiva e sostenibilità sociale.
I sindacati insistono sul polo dri a Taranto per lavoro e ambiente
Il polo DRI rappresenta un passaggio chiave nel rilancio produttivo dell’ex Ilva. Si tratta dell’impianto in cui viene prodotto il preridotto destinato ai forni elettrici, strumento cruciale per la riduzione dell’impatto ambientale dell’azienda. I sindacati metalmeccanici hanno ribadito con forza che questa struttura deve sorgere a Taranto. La richiesta non nasce solo da ragioni occupazionali: la produzione locale del preridotto evita infatti i trasporti lunghi, con conseguenze positive per l’inquinamento e la decarbonizzazione.
La presenza del polo DRI in loco è vista come garanzia di continuità per centinaia di posti di lavoro, diretti e indiretti, lungo tutta la filiera. Inoltre, organizzare la produzione del preridotto all’interno dello stabilimento consente un controllo più stretto sulle emissioni, a vantaggio della qualità ambientale del territorio. La scelta di altre sedi avrebbe provocato la perdita di occupazione nel territorio e aumentato gli impatti ambientali dovuti a trasporti e movimentazioni.
La posizione sindacale è stata discussa con vari rappresentanti delle forze politiche, ma è mancata la partecipazione del Movimento 5 Stelle, alleato del Governo ma attento a mostrare una certa distanza dal confronto. Il dibattito si sposta così oltre l’aspetto economico puro, abbracciando temi sociali e ambientali che riguardano direttamente la città di Taranto.
Decarbonizzazione e revisione dell’autorizzazione ambientale sulla ex ilva
La questione ambientale è tornata prepotentemente al centro del dibattito. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha spiegato che l’Autorizzazione Integrata Ambientale vigente potrebbe subire modifiche tecniche a seguito del nuovo piano produttivo e delle gare per il rilancio dell’acciaieria. L’AIA, licenza fondamentale per operare, oggi presenta 470 prescrizioni, numero destinato ad aumentare o a mutare per garantire nuovi modelli sostenibili.
Durante l’incontro tra Ministro e sindacati si è chiarito che la valutazione sulle modifiche da apportare non sarà politica ma tecnico-scientifica, basata sull’effettivo impatto degli investimenti e del tipo di produzione. Il passaggio dai forni a ciclo integrale, basati sul carbone, ai forni elettrici alimentati dal preridotto prodotto localmente, rappresenta un percorso obbligato per ridurre le emissioni di CO2 e altre sostanze inquinanti.
Taranto è infatti uno dei siti industriali più inquinanti d’Europa, ed è sotto pressione per adempiere agli obblighi di decarbonizzazione entro i prossimi 7-12 anni. Il piano di transizione richiede investimenti importanti e rispetto rigoroso delle prescrizioni ambientali. La revisione dell’AIA sarà uno strumento chiave per definire gli standard operativi futuri.
Le posizioni dei partiti politici sulla sorte dell’ex ilva
Il confronto politico si è acceso con giudizi diversi sulle strategie e sulle priorità per la ex Ilva. Fratelli d’Italia valuta “molto positivamente” l’allineamento con i sindacati sul piano industriale, che deve presidiare la salvaguardia del lavoro e la tutela ambientale, richiamando l’interesse nazionale nel comparto siderurgico. Per Forza Italia, il futuro della fabbrica di Taranto resta fra i principali temi di preoccupazione, sottolineando l’urgenza di soluzioni concrete.
“Noi Moderati” si oppongono a qualunque ridimensionamento del sito e rigettano l’idea di una “mini-Ilva”, cioè di uno stabilimento dalle dimensioni ridotte che comprometterebbe la capacità produttiva e l’occupazione. Sul fronte opposto, il Partito Democratico sollecita il Governo a superare scuse e ritardi, richiedendo un piano con finanziamenti fra 8 e 9 miliardi di euro per rilanciare l’industria e assicurare certezze operative.
Italia Viva chiede un’accelerazione sul dossier, con una gestione che possa garantire risorse adeguate per mantenere attiva la produzione di acciaio negli impianti. Infine, Alleanza Verdi e Sinistra attaccano l’esecutivo per la mancanza di strategie credibili, denunciando anni di promesse non mantenute e l’assenza di un progetto serio per Taranto.
Queste posizioni riflettono una partita politica aperta, in cui il destino dell’ex Ilva assume rilevanza nazionale e segna una tappa fondamentale nella discussione tra sviluppo industriale e tutela sociale e ambientale.