Un uomo di 46 anni, cittadino turco, è stato fermato e trasferito in Italia dopo un’estradizione dall’Olanda. L’indagine riguarda una pistola rinvenuta il 6 luglio 2024 in un trolley abbandonato alla stazione ferroviaria di Trieste. L’arresto è avvenuto in un momento di particolare attenzione per la sicurezza legata alla visita di Papa Francesco nella stessa città , in occasione della chiusura della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia.
Il ritrovamento della pistola alla Stazione Di Trieste
Il 6 luglio 2024 una pistola è stata trovata all’interno di un trolley lasciato senza sorveglianza nella stazione ferroviaria di Trieste. L’arma è stata scoperta durante un controllo di routine e ha subito suscitato sospetti. Il trolley non riportava alcuna indicazione sul proprietario, spingendo le autorità ad avviare un’indagine. Le verifiche tecniche hanno confermato che si trattava di un’arma funzionante, potenzialmente utilizzabile in azioni illecite.
Le forze di sicurezza italiane, con il supporto dei servizi di intelligence, hanno rilevato un possibile legame tra il ritrovamento e la visita di Papa Francesco prevista per il giorno successivo. La presenza dell’arma in un punto strategico della città , a ridosso dell’evento religioso, ha fatto scattare un allarme e ha coinvolto diverse agenzie per valutare eventuali rischi.
Nel corso delle indagini è emerso che il trolley era stato lasciato intenzionalmente e poi recuperato da persone collegate a gruppi terroristici. Questa circostanza ha indirizzato le autorità verso l’ipotesi di una rete di supporto a un piano non ancora completamente chiarito. L’analisi delle immagini di sorveglianza e le informazioni raccolte hanno portato all’identificazione del sospetto, arrestato poco dopo in Olanda.
Arresto ed estradizione di Hasan Uzun: il sospetto legame con Isis-K
L’indagine ha individuato in Hasan Uzun, cittadino turco di 46 anni, un possibile collegamento con Isis-K, gruppo attivo in Afghanistan e aree limitrofe. Uzun è stato fermato dalle autorità olandesi e trasferito in Italia per rispondere alle accuse di partecipazione ad attività terroristiche. Secondo gli investigatori, avrebbe avuto un ruolo operativo e logistico in un piano che prevedeva un attentato durante la visita papale a Trieste.
Le autorità italiane lo collegano direttamente all’arma trovata alla stazione e a una rete che tentava di organizzare un attacco in occasione della chiusura della 50ª Settimana sociale dei cattolici. Pur senza dettagli completi sulle modalità del piano, l’estradizione di Uzun rappresenta un passo importante per smantellare la minaccia e approfondire le responsabilità di altri soggetti coinvolti.
Isis-K ha in passato rivendicato attacchi in Afghanistan e zone limitrofe, mirando a destabilizzare obiettivi civili e religiosi. L’arresto di Uzun in Europa segnala un tentativo dell’organizzazione di estendere la propria influenza anche in aree ritenute più sicure. La vicenda di Trieste richiama l’attenzione sulle sfide legate alla prevenzione del terrorismo durante eventi pubblici di rilievo.
La visita di Papa Francesco a Trieste e il contesto dell’allerta
Il 7 luglio 2024, il giorno dopo il ritrovamento dell’arma, Papa Francesco si trovava a Trieste per la cerimonia di chiusura della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia. L’evento, di portata nazionale, richiamava numerose persone e richiedeva un’attenzione particolare alla sicurezza. Le forze dell’ordine avevano predisposto misure preventive per garantire l’ordine.
Il ritrovamento della pistola e l’arresto del sospettato hanno confermato il livello di rischio anche in contesti religiosi. Gli investigatori hanno ricordato il tentato assassinio di Giovanni Paolo II nel 1981 da parte di Mehmet Ali Ağca, anch’egli turco, sottolineando analogie nella minaccia a un pontefice durante una visita pubblica.
Papa Francesco, scomparso nell’aprile 2025, aveva costruito la sua immagine attorno a un messaggio di pace e attenzione verso i più vulnerabili. La minaccia di attentati in un contesto simile evidenzia le tensioni che attraversano confini nazionali e religiosi. L’intervento delle autorità italiane e dei partner internazionali ha impedito conseguenze gravi, mostrando la complessità della gestione della sicurezza pubblica.
La vicenda di Trieste sottolinea l’importanza della collaborazione tra paesi e del controllo durante eventi con grande affluenza. Il caso riporta al centro il ruolo delle autorità e dei servizi di intelligence in un contesto in cui le minacce superano confini geografici e culturali.