Agguato a Gragnano: ucciso Alfonso Cesarano, protagonista di una faida nei Monti Lattari

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Agguato a Gragnano, morto Alfonso Cesarano legato a faide locali - Gaeta.it

Sara Gatti

30 Agosto 2025

Alfonso Cesarano, 35 anni, è stato assassinato ieri pomeriggio sotto casa a Gragnano, scatenando ancora una volta la paura nei Monti Lattari. Era ai domiciliari, ma con permessi per uscire a lavorare. Dietro l’omicidio, un’altra pagina di violenza legata alle faide tra clan criminali che da anni insanguinano la zona. Le indagini, affidate alla Dda di Napoli e ai carabinieri di Castellammare di Stabia, cercano di mettere insieme i pezzi di questa ennesima tragedia.

Alfonso Cesarano, tra arresti e sparatorie: il contesto dell’omicidio

Cesarano non era uno sconosciuto alle forze dell’ordine: con un passato criminale e legami forti con la malavita locale, da tempo viveva sotto la lente della giustizia. Nonostante gli arresti domiciliari, poteva uscire per andare al lavoro. Ieri pomeriggio, mentre rientrava a casa, due uomini su uno scooter lo hanno affiancato e gli hanno sparato cinque colpi. Un agguato studiato nei dettagli, che dimostra quanto fosse alto il rischio per lui.

Non era la prima volta che Cesarano finiva nel mirino: a dicembre 2023, un tentativo di omicidio aveva mandato in frantumi la sua auto, colpita da una raffica di kalashnikov. Lui era sopravvissuto. Poco dopo, si era vendicato sparando contro i suoi vicini, tra cui Michele Comentale e suo nipote Matteo, entrambi feriti. Una catena di violenza che non si è mai interrotta.

Cesarano era anche “compariello” di Fabio Di Martino, figlio del boss Leonardo Di Martino, detto “o’ lione”, figura chiave nel traffico di droga nei Monti Lattari e a Gragnano. I suoi spostamenti per lavoro lo portavano spesso al pastificio di famiglia, fondato dal padre Tonino, recentemente morto in un incidente proprio vicino al luogo dell’agguato. Oltre ai legami con la criminalità, Cesarano aveva anche passioni più “normali”, come quella per i cavalli, testimoniata da foto pubblicate sui suoi social.

Faida nei Monti Lattari: omicidi, agguati e messaggi intimidatori

L’omicidio di Cesarano è solo l’ultimo capitolo di una lunga serie di violenze che da anni scuotono i Monti Lattari. Carabinieri e Dda di Napoli stanno cercando di ricostruire una rete fatta di faide familiari e lotte per il controllo del territorio. Tra le azioni più crudeli, anche l’uccisione del cane di un narcos, davanti a un bambino, come chiaro segnale intimidatorio. Una spirale di vendette che non risparmia nemmeno i gesti simbolici.

Le indagini si concentrano su scontri avvenuti negli ultimi anni, con protagonisti legati a Cesarano, come Michele Comentale e i suoi familiari. Cesarano era finito in carcere proprio dopo uno di questi agguati, poi condannato ai domiciliari con braccialetto elettronico. Quel dispositivo gli permetteva di uscire per lavoro, ma ieri non gli ha garantito protezione: è stato freddato davanti a casa.

Nei Monti Lattari, le organizzazioni criminali controllano traffici illeciti e si contendono pezzi di territorio. Il clan Di Martino resta al centro delle indagini: omicidi, ritorsioni e scontri armati sono all’ordine del giorno. E spesso le vittime sono tutte legate da storie di faide familiari.

Indagini in corso: la caccia ai killer di Gragnano

Gli investigatori stanno scavando a fondo per capire cosa ha spinto a uccidere Cesarano. Sono stati ascoltati testimoni, compresa la compagna della vittima, alla ricerca di indizi o collegamenti utili. Sono stati analizzati messaggi sul cellulare di Cesarano e filmati delle telecamere di sorveglianza lungo le possibili vie di fuga dei sicari.

La dinamica dell’agguato conferma l’ipotesi di una vendetta o di una faida ancora aperta. Il fatto che l’omicidio sia avvenuto sotto casa, in periferia, fa pensare a un controllo del territorio molto forte da parte degli assassini. Cinque colpi precisi, tutti a segno, lasciano intendere che chi ha sparato sapeva il fatto suo.

Il legame diretto tra Cesarano e Fabio Di Martino, figlio del boss Leonardo, allarga la portata della vicenda oltre la singola faida. L’inchiesta punta a smantellare la rete di rapporti e tensioni che da anni tengono in ostaggio i Monti Lattari, segnando un nuovo capitolo negli scontri tra clan.

L’omicidio di ieri conferma un clima di violenza radicato nella zona, dove le faide scatenano reazioni spietate e la vita di molti protagonisti della criminalità finisce tragicamente. Le forze dell’ordine continuano a cercare ogni dettaglio per bloccare questa spirale di sangue che da troppo tempo segna queste comunità.