La nuova serie Rai “Tutto l’amore che resta”: un racconto autentico sulla disabilità
Durante l'Italian Global Series Festival di Riccione è stata presentata "Tutto l'amore che resta", una serie Rai che affronta la vita di una ragazza e del suo fratello autistico in un contesto scolastico inclusivo.
All’Italian Global Series Festival di Riccione è stata presentata in anteprima “Tutto l’amore che resta”, la nuova serie di Rai prodotta da Fabula Pictures. Questo progetto rappresenta un adattamento italiano della serie francese “Lycée Toulouse-Lautrec”. La trama si concentra su Vittoria, una diciassettenne proveniente da un contesto privilegiato di Roma, la cui vita subisce un cambiamento significativo quando la madre decide di iscrivere il fratello Matteo, affetto da autismo, al Liceo Hellen Keller.
Il Liceo Hellen Keller è un istituto specializzato nel supporto a studenti con disabilità e neurodivergenze, nonché nell’assistenza alle loro famiglie. Vittoria, inizialmente distante da questa nuova realtà, si troverà a dover affrontare i propri pregiudizi e a costruire nuove relazioni, unendosi a un gruppo di amici che affrontano diverse fragilità e sfide personali. La serie racconta un viaggio di crescita che coinvolge tutti i personaggi, invitandoli a superare i propri limiti.
Federica Pagliaroli, che interpreta Gaia, ha dichiarato di identificarsi con Vittoria, descrivendo come entrambe si trovino a disagio in un ambiente estraneo. Gaia è al suo primo incarico dopo l’università e deve affrontare la sfida di lavorare in una scuola con studenti con disabilità. Chiara Bordi, che interpreta Barbara, un’insegnante di educazione fisica con una disabilità, ha sottolineato l’importanza della sua figura nel supportare gli studenti e i nuovi docenti, enfatizzando un messaggio chiave: “Non devi compatirli, non devi provare pietà”.
Il regista Andrea Rebuzzi ha evidenziato come l’adattamento italiano si differenzi dalla versione francese per il contesto scolastico. A differenza della serie originale, che si svolge in una scuola privata, “Tutto l’amore che resta” è ambientata in una scuola pubblica, il che solleva questioni importanti, come quelle relative ai budget per affrontare le difficoltà. La protagonista, pur non avendo una disabilità, si confronta con la realtà di avere un fratello neurodivergente, ponendosi interrogativi su cosa significhi convivere con una situazione simile.
L’intento della serie è di rappresentare la disabilità non come uno stigma, ma come una caratteristica naturale di alcuni ragazzi, contribuendo a una narrazione più inclusiva e autentica.
Fonte: www.ansa.it




