Sparita la traccia dell’impronta 33 nell’inchiesta sul delitto di Garlasco, resta solo la documentazione fotografica
L’indagine sul delitto di Garlasco subisce una nuova complicazione con la scomparsa della traccia chiave, l’impronta numero 33, legata ad Andrea Sempio, indagato nel caso. Il reperto originale, il frammento di muro da cui fu prelevata la prova, non è più disponibile negli archivi della Procura di Pavia né in quelli del Ris di Parma. Restano soltanto alcune fotografie a testimoniare l’esistenza della prova, sollevando interrogativi sul destino di un elemento cruciale per l’istruttoria.
La scomparsa dell’impronta 33 e il contesto processuale
L’impronta 33 fu prelevata con un bisturi sterile da un tratto di muro posto sopra il terzo gradino della scala di casa Poggi. Proprio lì, il 13 agosto 2007, fu rinvenuto il corpo di Chiara Poggi, vittima di un omicidio che tiene banco da anni nel settore della cronaca giudiziaria italiana. La prova corrisponde, in 15 punti, al palmo della mano di Andrea Sempio, ora indagato nel procedimento.
A distanza di tempo, e dopo la definizione di sentenze definitive, la consuetudine prevede l’eliminazione dei reperti materiali utilizzati nel processo. Accade per evitare conservazioni superflue e liberare spazio negli archivi, ma in questo caso la sparizione del pezzo di muro ha suscitato attenzione, dato il ruolo decisivo che quella traccia ha avuto nell’indagine.
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I documenti conservati e il ruolo degli archivi della procura e dei Ris
Negli archivi della Procura di Pavia e in quelli del Reparto Investigazioni Scientifiche di Parma, non si trova né il reperto originale né riferimenti successivi alla sua conservazione. La situazione si presenta anomala se si considera che in casi analoghi si tende solitamente a mantenere i reperti più importanti almeno fino alla conclusione definitiva dei processi.
La testimonianza fotografica come unico elemento
I documenti disponibili si limitano a una serie di fotografie scattate al momento del prelievo e durante le fasi di raccolta, che rappresentano la sola testimonianza materiale rimasta dell’impronta 33. Queste immagini sono utili per l’analisi e il confronto, ma non sostituiscono il valore probatorio che un reperto originale possiede in una perizia scientifica.
Implicazioni per l’inchiesta e possibili sviluppi futuri
La mancanza del reperto materiale complica le attività investigative e processuali. Un’impronta digitale o comunque una prova materiale consente di effettuare nuovi controlli, ricostruzioni e verifiche tecniche, operazioni che in assenza del reperto risultano impossibili o limitate.
Andrea Sempio, cui si attribuisce la corrispondenza dell’impronta in oggetto, mantiene così l’indagine su di sé senza nuove possibilità di atti su quel pezzo. I difensori potrebbero richiedere chiarimenti o contestare la conservazione e gestione della prova, complicando ulteriormente la fase giudiziaria.
Si attendono aggiornamenti ufficiali in merito alla documentazione allegata al fascicolo e alle eventuali contestazioni degli avvocati. La scomparsa di un reperto così rilevante rischia di incidere sulla chiarezza di un procedimento che, da oltre un decennio, raccoglie l’attenzione dell’opinione pubblica e degli operatori della giustizia.
