Prevenzione cardiovascolare: sfide e dati preoccupanti

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Prevenzione cardiovascolare: sfide e dati preoccupanti - Gaeta.it

Nel contesto attuale, caratterizzato da un aumento del numero di pazienti dimessi vivi dopo trattamenti per sindromi coronariche acute o rivascolarizzazioni coronariche, emerge la necessità di puntare maggiormente sulla prevenzione secondaria. Secondo recenti dati nazionali, oltre il 30% dei pazienti che subiscono un evento atero-trombotico acuto necessita di ulteriori ricoveri nell’anno successivo alla dimissione. Domenico Gabrielli, Direttore Uoc Cardiologia e presidente della Fondazione Per il Tuo Cuore, ha sottolineato l’insufficienza dell’adesione alle Linee guida sulle strategie di prevenzione secondaria durante il 55esimo congresso nazionale di Anmco a Rimini.

Studio Bring-Up Prevenzione: dati e riflessioni

Durante il congresso di Rimini è stato presentato lo studio Bring-Up Prevenzione, condotto tra il 15 settembre 2023 e il 29 febbraio 2024 in 189 ospedali italiani. Questo studio, promosso da Fondazione Per il Tuo Cuore e Anmco, coinvolgendo 4790 pazienti over 67, ha evidenziato dati preoccupanti riguardanti la prevenzione cardiovascolare nel nostro Paese. L’obiettivo principale del progetto era ridurre il divario tra le raccomandazioni disponibili e ciò che effettivamente avviene nella pratica clinica.

Sfide e criticità emerse dallo studio

Dallo studio emerge che più della metà dei pazienti a rischio cardiovascolare rientra nel target dei valori di colesterolo LDL, comunemente noto come “colesterolo cattivo”, con valori inferiori a 70 milligrammi per decilitro. Inoltre, il 30% dei pazienti analizzati è affetto da diabete, il 20% è fumatore attivo e altrettanti sono obesi. Questi dati sottolineano la necessità di intensificare gli sforzi nella promozione di stili di vita salutari e nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Lavoro ancora da fare sulla prevenzione cardiovascolare

Secondo Domenico Gabrielli, Presidente della Fondazione Per il Tuo Cuore, c’è ancora molto lavoro da fare per migliorare la prevenzione cardiovascolare, non solo nella fase secondaria ma anche in quella primaria. I risultati dello studio Bring-Up Prevenzione evidenziano chiaramente la necessità di implementare programmi educativi e interventi mirati per ridurre il rischio cardiovascolare e promuovere stili di vita sani nella popolazione. La sfida per il sistema sanitario italiano risiede nella capacità di garantire un’adeguata assistenza e supporto ai pazienti a rischio, al fine di prevenire nuovi eventi cardiovascolari e migliorare la qualità della vita.

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