Il regista sudcoreano Park Chan-wook si presenta al Festival di Venezia 2025 con “No Other Choice“, un film che segna il suo ritorno sulla Laguna dopo vent’anni da Lady Vendetta. L’opera, adattamento del romanzo The Axe di Donald E. Westlake, esplora la disoccupazione e le tensioni economiche attraverso un thriller dal tono cupo e satirico. Con un cast guidato da Lee Byung-hun, conosciuto anche per Squid Game, il film racconta la discesa nervosa di un manager determinato a ritrovare un posto nel mondo del lavoro a ogni costo.
Il ritorno di Park Chan-wook a Venezia con un film tratto da un romanzo americano
Park Chan-wook torna a Venezia dopo due decadi con No Other Choice, un progetto molto atteso che segna il primo film coreano in concorso al festival dopo 13 anni. Il regista, famoso per pellicole come Oldboy e Lady Vendetta, questa volta si ispira a un romanzo statunitense di Donald E. Westlake intitolato The Axe, già trasposto in passato da Costa-Gavras con Cacciatore di teste.
La scelta di un testo occidentale riflette la volontà di Park di esplorare temi universali legati al mondo del lavoro e alla crisi economica. A Venezia, ha descritto il romanzo come una storia che parla di persone semplici, comparabili a quelle che vivono nel cinema. Ha sottolineato il parallelo tra il protagonista e il mondo del cinema stesso, dove la sicurezza del lavoro è incerta e molti registi attraversano periodi di inattività, spesso protraendosi per diversi anni.
L’opera mantiene la caratteristica violenza barocca tipica di Park Chan-wook, accompagnata da una ironia macabra che attraversa tutte le scene del film. Questa combinazione crea un’atmosfera tesa e grottesca, adatta a riflettere il contesto descritto.
La trama: un manager disperato che elimina la concorrenza per sopravvivere
No Other Choice segue la storia di Man-soo, un manager di mezz’età che dopo due anni di disoccupazione cerca a ogni costo un nuovo impiego. Interpretato da Lee Byung-hun, l’uomo decide di affrontare una scelta estrema: eliminare uno a uno i possibili rivali per garantirsi un posto dignitoso in azienda.
Il film mette in luce la trasformazione di Man-soo, che scopre dentro di sé una freddezza inquietante e una determinazione feroce. La sua decisione di mettere fine alle vite dei concorrenti parte da una consapevolezza amara: non può più mantenere lo stile di vita a cui la sua famiglia era abituata. In questa ottica vende la casa, si priva dei cani, definendoli “due bocche in meno da sfamare”, e si taglia persino l’abbonamento a Netflix.
Questo racconto mette sotto la lente la realtà sociale coreana, dove la disparità economica tende a generare vergogna e isolamento, come emerge anche in opere celebri come Parasite e la serie Squid Game. Il film di Park Chan-wook offre così un ritratto duro e senza compromessi della crisi personale e collettiva legata alla perdita del lavoro.
Il film come specchio della società coreana contemporanea e delle sue tensioni economiche
Il nuovo lavoro di Park Chan-wook si inserisce nell’ambito di una cinematografia italiana che da anni indaga la questione della povertà, della disuguaglianza e della competizione per la sopravvivenza economica. Film e serie, da Parasite a Squid Game, hanno portato all’attenzione internazionale le difficoltà di chi vive al margine di una società capitalistica sempre più spietata.
No Other Choice rafforza questo filone, mantenendo un registro che mescola thriller e satira per mostrarsi più che mai attuale. Park ha spiegato in conferenza che il tema della disoccupazione non riguarda solo il protagonista ma anche chi opera nel campo del cinema, dove ogni progetto può tradursi in periodi di inattività forzata.
Nel mondo attuale, caratterizzato da una diminuzione dei posti di lavoro stabili, il film racconta una lotta senza vie d’uscite in cui l’uomo si trova a scegliere tra il successo personale e l’umanità. Questo conflitto rende No Other Choice un’opera che parla a molti e riflette una condizione condivisa da diverse realtà nel mondo.
L’opera di Park Chan-wook si presenta così come un contributo solido e inquietante al dibattito sociale globale sulla precarietà e la disuguaglianza, senza rinunciare a un’estetica potente e a un uso sapiente del linguaggio cinematografico per raccontare una storia che fa discutere.