Neri Marcorè è Don Marcello: allenatore e punto di riferimento in “Le mie ragazze di carta”

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Neri Marcorè interpreta Don Marcello, guida e allenatore in "Le mie ragazze di carta". - Gaeta.it

Sofia Greco

29 Agosto 2025

La nuova fiction diretta da Luca Lucini, in programma su Rai 1 nel 2025, porta sullo schermo una storia ambientata negli anni Settanta. Al centro c’è il giovane Tiberio e il suo percorso di crescita. Neri Marcorè interpreta Don Marcello, figura fondamentale per il protagonista e allenatore della squadra di rugby, uno sport che va ben oltre la semplice passione. Il film unisce sport, formazione e cambiamenti sociali in un’epoca precisa, offrendo uno sguardo sincero sulla difficile fase dell’adolescenza.

Neri Marcorè veste i panni di Don Marcello: una guida calma e vicina

Neri Marcorè dà vita a Don Marcello, il sacerdote che anima l’oratorio dove si svolgono le attività sportive e sociali del quartiere. È lui ad allenare la squadra di rugby in cui gioca Tiberio, il protagonista. Marcorè costruisce un personaggio pacato e disponibile, capace di accompagnare con pazienza il ragazzo in un momento delicato della sua vita. Don Marcello non è solo un allenatore, ma un vero punto di riferimento, sia umano che morale.

L’attore, noto per i suoi ruoli intensi e pluripremiati, ha collezionato tre nomination al David di Donatello per film come Il cuore altrove, La seconda notte di nozze e Zamora. La sua esperienza in teatro e cinema si riflette nella scelta di questo personaggio, che sa unire autorità ed empatia, trovando un equilibrio tra rigore e ascolto. Don Marcello non è una figura istituzionale fredda, ma un adulto che capisce le sfide di un ragazzo che sta crescendo.

“Le mie ragazze di carta”: storie di crescita e cambiamenti negli anni ’70

La storia si svolge negli anni Settanta e segue Tiberio, un ragazzo che lascia la campagna per trasferirsi a Treviso. Il racconto si concentra sul passaggio dall’infanzia all’adolescenza, con uno sguardo attento ai grandi cambiamenti sociali ed economici che l’Italia stava vivendo. È un’epoca in movimento, dove valori tradizionali e nuove consapevolezze si scontrano e si mescolano.

La vicenda di Tiberio racconta con precisione la crescita personale in un periodo complesso. In particolare, la squadra di rugby diventa lo spazio dove il protagonista fa amicizia, affronta le sue paure e mette in discussione la propria identità, anche rispetto alla scoperta della sessualità. Questo intreccio di temi dà spessore e realismo alla storia, immergendo lo spettatore nell’atmosfera sociale e culturale di quegli anni.

Il rugby: più di uno sport, un luogo di crescita e legami

L’attività sportiva non è un dettaglio, ma un elemento centrale del film. La squadra di rugby è molto più di un semplice gruppo sportivo: è un luogo dove si costruiscono legami, si impara la disciplina e si forma la personalità. Attraverso il rugby, Tiberio entra in contatto con regole, sfide e responsabilità che lo aiutano a scoprire se stesso e a confrontarsi con gli altri.

Don Marcello, allenatore e guida, usa lo sport per trasmettere valori e sostenere i ragazzi nel loro cammino. Il ruolo dell’allenatore-prete mette in luce la funzione educativa del gioco e come uno sport di squadra e fisico possa diventare un’occasione di crescita a tutto tondo. Il rugby si intreccia così con la trama emotiva, diventando un pilastro narrativo e culturale.

Questa miscela di ambientazione storica, sport e crescita personale racconta un’Italia in cambiamento e una nuova generazione alle prese con le difficoltà di quel tempo. Neri Marcorè, nel ruolo di Don Marcello, dà voce a questa tensione, offrendo uno sguardo attento e umano sulla crescita.