Il 2025 segna un quarto di secolo di collaborazione tra l’attore danese Mads Mikkelsen e il regista Anders Thomas Jensen. Il loro nuovo film, The Last Viking, proposto fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, ricalca un genere ormai consolidato: la commedia nera. Ma qui si aggiungono elementi di dramma familiare, azione, noir e una profonda riflessione sull’identità. Il racconto coinvolge due fratelli, intrecciando follia, emozioni e tensioni, in un lavoro destinato anche al pubblico nelle sale italiane con distribuzione Plaion.
un sodalizio artistico che dura da 25 anni tra Mads Mikkelsen e Anders Thomas Jensen
Anders Thomas Jensen e Mads Mikkelsen hanno costruito un rapporto professionale che dura da venticinque anni. Il primo progetto risale alla commedia nera Luci intermittenti, e da allora la loro cifra stilistica ha mantenuto quei toni unici che mescolano humor nero, dramma e follia poetica. Jensen, premio Oscar, è riconosciuto per la capacità di creare narrazioni che oscillano tra comicità e profondità emotiva, puntando su personaggi complessi e sfaccettati.
Il legame tra i due è definito senza riserve da Mikkelsen, che in conferenza stampa ha sottolineato la peculiarità del regista: film poetici e allo stesso tempo permeati da una follia totale. Questo incontro di sensibilità fuori dal comune li ha portati a realizzare ad oggi sei lungometraggi insieme, ciascuno mantenendo quell’atmosfera di straniamento emotivo dove le realtà si intrecciano e si sfaldano. The Last Viking si inserisce perfettamente in questo solco, proseguendo con l’esplorazione della fragilità umana e della difficoltà di trovare un posto nel mondo.
The Last Viking: intreccio tra rapina, fragilità mentale e conflitto tra fratelli
La trama di The Last Viking ruota attorno ai fratelli Anker e Manfred. Anker, interpretato da Nikolaj Lie Kaas, è appena uscito di prigione dopo aver scontato una lunga pena per una rapina finita tragicamente con una vittima. Prima del carcere, aveva incaricato il fratello Manfred di nascondere il bottino, ma Manfred sembra aver cancellato quei ricordi.
Manfred, personaggio portato sullo schermo da Mads Mikkelsen, convive con una forma di malattia mentale che lo porta a vivere un’esistenza alterata: vuole farsi chiamare John Lennon, delineando una rottura con la realtà. Questo dettaglio scatena una serie di eventi che oscillano tra il tragico e il comico, complicati anche da un terzo personaggio, un vecchio complice che dà la caccia ai soldi con atteggiamenti che vanno dalla gentilezza alla violenza improvvisa.
La fragilità di Manfred emerge nel suo comportamento infantile, narcisistico e istintivo. L’attaccamento a Anker rappresenta la sua ancora, l’unica figura di sostegno da sempre al suo fianco. Il film mette in scena una relazione intensa e difficile, dove la protezione si intreccia con la paura della perdita e con la fatica di convivere con una condizione mentale che sfugge alla logica quotidiana.
Mads Mikkelsen trasforma se stesso per dare corpo a Manfred, tra comicità e umanità fragile
Mads Mikkelsen ha affrontato un ruolo impegnativo, mettendo da parte la sua celebre immagine “iconica” da attore bello e carismatico per indossare un aspetto volutamente poco attraente, con occhiali spessi e capelli ricci. Questa scelta ha radici nella volontà di rappresentare un personaggio imperfetto, distante dallo stereotipo dell’eroe.
Manfred è un uomo che vive una realtà spezzata, e Mikkelsen ha lavorato per tradurre questa complessità in un equilibrio tra momenti comici, quasi da cartoon, e un’umanità profonda. Il regista Jensen definisce la performance come una sfida: trasformare un personaggio dai tratti farseschi in qualcuno con cui lo spettatore può stabilire empatia.
Per Mikkelsen l’identità del fratello non è incasellabile nelle categorie sociali standard. L’adozione del nome John Lennon, da parte di Manfred, simboleggia il rifiuto di sottomettersi alle etichette comuni. Il lavoro di Mikkelsen mostra come, dietro a una patologia mentale, si possa trovare una persona complessa, bisognosa di affetto e comprensione anche fuori da usuali schemi di normalità.
La riflessione sul tema dell’identità e le crisi umane al centro del racconto
Anders Thomas Jensen descrive The Last Viking come una storia che esplora le crisi dell’esistenza umana e le strategie con cui ognuno prova a costruire una nuova realtà di fronte all’angoscia. La tematica dell’identità, molto dibattuta negli ultimi anni, qui viene affrontata in modo originale con il personaggio di Manfred, che sfugge a ogni definizione.
L’identità diventa un campo di battaglia, soprattutto dentro una famiglia segnata dal passato e dalla sofferenza. La convivenza tra Anker e Manfred mette in luce i limiti delle convenzioni sociali nell’accogliere chi ha vissuto traumi profondi o sofferenze mentali. Il film utilizza toni di black comedy per raccontare questo dramma, senza rinunciare a momenti di tensione e azione.
Questa narrazione punta a mostrare il confine sottile tra follia e lucidità. Le azioni folli di Manfred, provocate dal rifiuto di confrontarsi con la realtà, si scontrano con la determinazione del fratello a proteggerlo a ogni costo. Un intreccio che si muove tra emozioni contrapposte, fingendo di riecheggiare un mondo in cui è difficile distinguere il sogno dalla realtà deformata.
il cast e la produzione di The Last Viking presentato alla Mostra di Venezia 2025
The Last Viking è prodotto da Zentropa e arriverà nelle sale italiane grazie a Plaion. Accanto a Mikkelsen e Kaas, il cast comprende Sofie Grabol, Søren Malling, Bodil Jørgensen e Lars Brygmann, attori consolidati nel cinema danese.
La scelta di presentare il film fuori concorso alla 2025 alla Mostra del Cinema di Venezia sottolinea il carattere particolare dell’opera, che si rifugia fuori dagli schemi tradizionali, proponendo qualcosa di diverso dal cinema mainstream. Il miscuglio di generi conferisce un ritmo alternato, con momenti tendenti all’action e altri più intimi.
Questa nuova opera conferma la forza del sodalizio tra Mikkelsen e Jensen, capace di proporre storie che sfidano le categorie e parlano di fragilità e sopravvivenza nelle pieghe dell’animo umano, accompagnate da un registro stilistico unico nel panorama europeo contemporaneo.