‘Istria tra guerra e dopoguerra: il racconto di Francesca Silvestre’

'Istria tra guerra e dopoguerra: il racconto di Francesca Silvestre'
‘Istria tra guerra e dopoguerra: il racconto di Francesca Silvestre’
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Francesco Giuliani

di Francesco Giuliani

Francesca Silvestre presenta "Storie Bumbare", vincitore del Premio Lugnano Giorgio Patrizi, esplorando la vita a Dignano d'Istria e il dialetto locale in un contesto di conflitto e memoria.

Francesca Silvestre debutta nel panorama letterario con il romanzo “Storie Bumbare”, un’opera che ha ricevuto il Premio Lugnano Giorgio Patrizi, riconoscimento assegnato a testi di particolare valore linguistico e narrativo. L’autrice, attraverso una prospettiva microstorica, esplora la vita quotidiana a Dignano d’Istria, attuale località croata, evidenziando i cambiamenti storici avvenuti dopo l’8 settembre, quando l’occupazione nazista fu sostituita da quella dei partigiani titini. L’opera recupera il dialetto locale Bumbaro, ormai in via di estinzione, creando un racconto in cui passato e presente si intrecciano, dando nuova vita a un suono perduto.

Il fulcro del romanzo è l’Emporio di Giovani Bulessi e di sua moglie Maria, un negozio che diventa un punto di riferimento per la comunità. Giovani è descritto come una persona attenta agli eventi, che spera nell’arrivo degli Alleati e percepisce i segni di un imminente deterioramento della situazione. La figlia Luze vive il dramma della guerra quando il marito Milan viene arrestato dai titini, e a lungo teme per la sua vita, rimanendo in attesa di un suo ritorno. La narrazione si arricchisce di figure come Vincenza, la levatrice del paese, e sua figlia Valdina, che si trova coinvolta nelle vicende partigiane, insieme al suo amore Mate. La storia si sviluppa in un contesto di relazioni umane complesse, in cui il profumo del pane fresco e i biscotti del signor Bulessi rappresentano un legame di comunità, mentre la guerra separa amici e familiari.

Radici e identità nel tempo del conflitto

Il romanzo affronta il tema della memoria e del legame con la terra attraverso la figura della nipote di Luz e Milan, che anni dopo torna nei luoghi di cui ha sentito parlare dai nonni. In questo viaggio, scopre il dialetto Bumbaro, simbolo di identità e radici. La narrazione si muove tra il ricordo e l’esperienza presente, creando un dialogo tra le generazioni in un contesto dove i sentimenti prevalgono sul tempo. La storia di Dignano è intrisa di momenti di umanità, ma anche di feroci conflitti, riflettendo la complessità di una terra di confine. La nostalgia e il bisogno di radici si intrecciano con le ferite lasciate dalla Storia, dando vita a una costruzione narrativa ricca di poesia e significato.

Fonte: www.ansa.it

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