Le indagini nate dalle denunce dei detenuti pakistani nel carcere di cerialdo hanno portato a un importante sviluppo giudiziario. Il gup di cuneo ha deciso il rinvio a giudizio per tutti i quattordici indagati, tra cui agenti di polizia penitenziaria e un medico, coinvolti in accuse legate a violenze e abusi avvenuti tra il 2021 e il 2023. Il processo prenderà il via a gennaio 2026, con attenzione puntata su un episodio particolare avvenuto nell’estate del 2023. Il garante regionale dei detenuti segue da vicino la vicenda, che coinvolge anche contestazioni per omissioni e falsificazioni.
La decisione del gip e i dettagli delle accuse
Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di cuneo, Edmondo Pio, ha accolto senza negazioni la richiesta della procura di rinviare a giudizio tutti e quattordici gli indagati. Tra questi ci sono sei agenti della polizia penitenziaria, che si trovano ad affrontare la contestazione più grave: il reato di tortura. Di particolare rilievo il coinvolgimento dell’ex comandante della polizia penitenziaria del carcere di cerialdo, Erminia Froio, accusata di omissione di atti d’ufficio, un crimine contestato in relazione alla gestione interna e alle presunte coperture riguardanti le vicende contestate.
Gli altri imputati, che comprendono anche un medico, devono rispondere a vario titolo di lesioni personali e falsificazione di documenti. Quattro di loro hanno già scelto di affrontare il processo con il rito abbreviato, un percorso che prevede una fase più snella rispetto al dibattimento ordinario. La prima udienza del processo, secondo il calendario formalizzato dal tribunale, è fissata per il 28 gennaio 2026.
Leggi anche:
In aula ci saranno, oltre agli indagati, anche le persone offese, ovvero alcuni detenuti di nazionalità pakistana le cui denunce hanno attivato tutta l’inchiesta, e il garante regionale dei detenuti, Bruno Mellano, figura istituzionale che monitora le condizioni delle carceri piemontesi.
L’episodio della “spedizione punitiva” e altre accuse di violenza
L’accusa più pesante riguarda la cosiddetta “spedizione punitiva” avvenuta nella notte tra il 20 e il 21 giugno 2023. In quell’occasione sarebbero stati coinvolti, oltre a poliziotti in servizio, anche agenti fuori servizio. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti e le denunce, cinque detenuti avevano protestato, scatenando il brutale episodio di violenza. Nella cella 417 del padiglione “Gesso” del carcere di cerialdo, alcuni agenti avrebbero aggredito i detenuti con calci e pugni al volto.
Questo episodio si inserisce in un più ampio quadro di violenze contestate ai vari indagati, che si sarebbero verificate tra ottobre 2021 e aprile 2022. Gli atti contestati agli imputati includono non solo aggressioni fisiche, ma anche comportamenti illeciti nelle procedure interne al carcere, come falsi documentali. Le indagini hanno cercato di ricostruire le relazioni tra agenti e detenuti, evidenziando una serie di violazioni delle norme previste per il trattamento dei reclusi.
Il ruolo di garanti e denunce nella vicenda giudiziaria
La vicenda ha preso avvio grazie alle denunce presentate da detenuti pakistani, che hanno raccontato sia gli episodi di violenza diretta che condizioni di maltrattamento all’interno della struttura detentiva di cerialdo. Il percorso giudiziario si è sviluppato con un’attenzione particolare alle testimonianze raccolte e al ruolo di testimoni qualificati. Tra questi spicca Bruno Mellano, il garante regionale dei detenuti per il Piemonte, che segue la situazione e rappresenta un presidio a tutela dei diritti nelle carceri.
Il coinvolgimento di questa figura istituzionale contribuisce a far emergere dettagli sulla vita all’interno del carcere, sottolineando criticità legate al rispetto della dignità umana dei reclusi. Le denunce, supportate da altri elementi raccolti dagli inquirenti, hanno messo in luce la necessità di un processo che chiarisca quanto è accaduto e individui eventuali responsabilità, alla luce di un quadro complesso che si estende su oltre due anni.
Attenzione al dibattito sul trattamento dei detenuti
Questo procedimento giudiziario si colloca al centro di un dibattito più ampio sul trattamento dei detenuti in italia e sulle garanzie che devono esserci al loro interno, con un’attenzione rinnovata verso casi di abuso da parte di membri delle forze dell’ordine. La data fissata per l’inizio del processo segna un momento importante per la giustizia, che si prefigge di verificare le accuse e fare chiarezza in tribunale.
“Il processo è fondamentale per stabilire la verità e tutelare i diritti dei detenuti,” sottolinea fonte vicina al caso.