Aleksandr Sokurov a Venezia 2025 con Director’s Diary: storia, guerre e conflitti mai risolti dagli anni ’50

Aleksandr Sokurov A Venezia 20

Aleksandr Sokurov presenta a Venezia 2025 il suo viaggio tra storia e conflitti irrisolti dagli - Gaeta.it

Sofia Greco

29 Agosto 2025

Il regista russo Aleksandr Sokurov ha presentato al Festival del Cinema di Venezia 2025 il suo ultimo lavoro, Director’s Diary, un documentario di oltre cinque ore che osserva la storia della seconda metà del Novecento attraverso una prospettiva personale e storica. Il film si propone come una biografia spirituale che intreccia eventi globali e riflessioni, mettendo in luce come molte delle tensioni internazionali rimangano ancora irrisolte dopo decenni. Sokurov sottolinea la continuità delle crisi, dalla questione palestinese fino alla mancata realizzazione del disarmo nucleare, ribadendo la limitata capacità di dialogo e mediazione politica nel corso degli ultimi settant’anni.

il film Director’s Diary come ritratto della storia globale del novecento

Director’s Diary si distingue per la durata eccezionale di cinque ore e cinque minuti, un’operazione che permette a Sokurov di comporre un racconto denso e articolato. Nel documentario, il regista combina migliaia di volti e eventi appartenenti a un mondo complesso, disegnando una narrazione che si spinge oltre la semplice cronaca. La scelta di includere la propria esperienza, in quanto partecipante diretto di alcuni fatti, rende il film una sorta di biografia spirituale. Sokurov non si limita a testimoniare, ma prova a mostrare il riflesso di una storia vissuta e osservata da una prospettiva personale e allo stesso tempo storica.

Un aspetto centrale della sua opera è il legame con l’Italia, coproduttrice del film, che il regista definisce “capitale della cultura mondiale”. Questo richiamo culturale si accompagna a un forte interesse per le dinamiche politiche ed esistenziali del Novecento, dove conflitti e tensioni si sono ripetuti senza trovare soluzioni definitive. La presenza al festival veneziano fuori concorso conferma l’intenzione di Sokurov di proporre un’opera più riflessiva che competitiva, concentrata sulle questioni fondamentali del nostro tempo.

La mancata risoluzione dei conflitti e l’assenza di dialogo negli ultimi settant’anni

Nel suo intervento, Sokurov evidenzia come dal dopoguerra, e in particolare dagli anni ’50, i problemi internazionali più rilevanti non abbiano trovato soluzioni durature. Fa notare come il caso palestinese, spesso al centro dell’attenzione mediatica, sia solo uno dei tanti incarni di una serie di crisi che persistono senza interventi efficaci. Questa lunga serie di fallimenti è stata accompagnata da una carenza di volontà politica vera, a livello sia europeo che internazionale, con particolare riferimento all’Onu, che avrebbe dovuto svolgere un ruolo di mediazione più incisivo.

Sokurov sottolinea che nessuno degli impegni pacifici proposti nel Novecento ha avuto realizzazione concreta. Il confronto si è quasi sempre tradotto in guerre o tensioni militari, ricorrendo a un metodo che non ha mai risolto le radici dei problemi ma ha solo aggiunto sofferenze. La sua analisi coinvolge diversi esempi, mostrando come la persistenza dei conflitti derivi anche dall’incapacità delle nazioni di sedersi attorno a un tavolo per discutere insieme e trovare accordi duraturi. Questa mancanza di dialogo è un tema ricorrente nel film e nelle sue parole.

La questione del disarmo nucleare e le tensioni della guerra fredda mai superate

Aleksandr Sokurov, che ha una formazione storica, richiama specificamente l’insuccesso del disarmo nucleare proposto da Nikita Krusciov durante la Guerra Fredda. Quella proposta, che avrebbe potuto ridurre significativamente la minaccia di una guerra atomica, non è mai stata attuata. La conseguenza diretta è stata il mantenimento di un arsenale militare capace di distruggere il pianeta, mantenendo alto il livello di tensione globale.

Nel documentario, questo elemento serve a mostrare come la storia del Novecento non abbia insegnato a prevenire le guerre ma abbia piuttosto replicato modelli di opposte escalations militari. Il disarmo nucleare è un simbolo delle opportunità mancate: la sua assenza ha però contribuito a mantenere vivi i conflitti e, spesso, a farne degenerare di nuovi. Sokurov insiste sul fatto che anche dopo tanti decenni la comunità internazionale non ha trovato una strada pacifica per superare queste sfide.

Il regista offre dunque una lettura storica che evidenzia la persistenza delle guerre e delle tensioni, suggerendo che quel passato resta strettamente collegato alle crisi contemporanee. Secondo lui, senza un cambiamento di approccio e un’effettiva apertura al dialogo, il rischio di ripetere gli errori del Novecento rimane alto.


Aleksandr Sokurov ha realizzato un’opera corposa e impegnativa che ripercorre decenni di storia attraverso gli occhi di chi ha osservato e vissuto gli eventi più cruciali. Director’s Diary porta all’attenzione dello spettatore un quadro complesso, in cui il dialogo tra i popoli fatica a prendere forma e le guerre continuano a segnare il corso della storia globale. Venezia 2025 ha accolto questo documento cinematografico che invita a riflettere sulle scelte passate e sulle strade possibili nella gestione dei grandi conflitti internazionali.