Addio al camino? Le nuove regole sul riscaldamento a legna e le multe per chi non si adegua
Il riscaldamento a legna resta una tradizione in molte zone d’Italia, specialmente nei borghi e nelle aree montane. Ma tra il 2025 e il 2026 la situazione sta cambiando: non esiste un divieto nazionale che vieti del tutto camini e stufe, tuttavia alcune Regioni hanno introdotto limitazioni severe per ridurre l’inquinamento da polveri sottili. In pratica, milioni di italiani possono continuare a scaldarsi con la legna, ma solo se gli impianti sono conformi agli standard ambientali. Chi utilizza apparecchi vecchi rischia multe fino a 5.000 euro.
Le regole europee e italiane
La direttiva europea Ecodesign, che fissa i limiti di efficienza e di emissioni per i nuovi impianti a biomassa, entrerà in vigore nei prossimi anni, tra il 2027 e il 2028. Non obbligherà a disinstallare i camini già esistenti, ma impedirà la vendita dei modelli che non rispettano i parametri aggiornati.
In Italia, la normativa UNI 10683 regola gli impianti a legna e pellet fino a 35 kW. Non vieta l’uso della legna, ma stabilisce i criteri per l’installazione e la manutenzione. Alcune Regioni hanno deciso di andare oltre, introducendo divieti mirati per contenere l’inquinamento atmosferico.
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Le restrizioni regionali già in vigore
Dal 2025 diverse Regioni del Nord – tra cui Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna – hanno bloccato l’uso di camini aperti e stufe con meno di 3 o 4 stelle di efficienza energetica. Questo significa che chi possiede impianti vecchi, non certificati e molto inquinanti, non può più utilizzarli nei periodi critici per la qualità dell’aria.
Le sanzioni non sono simboliche: chi non rispetta i divieti può ricevere multe fino a 5.000 euro. In molte città, soprattutto della Pianura Padana, i controlli sono già iniziati e gli ispettori verificano se gli impianti sono a norma.

Incentivi per chi cambia impianto
Accanto ai divieti, sono disponibili incentivi economici. Con il Conto Termico 2.0 lo Stato rimborsa fino al 65% della spesa per chi sostituisce vecchi camini e stufe con modelli a pellet certificati, pompe di calore o caldaie ad alta efficienza. Alcuni bonus edilizi permettono ulteriori detrazioni.
Molte famiglie stanno già approfittando di questi strumenti per passare a sistemi più moderni, che riducono i consumi e rendono le case più sostenibili. Le alternative principali sono:
- pompe di calore elettriche, efficienti e adatte anche al raffrescamento;
- impianti a gas naturale, ancora diffusi e meno inquinanti della legna tradizionale;
- energia solare, con pannelli termici o fotovoltaici che integrano il riscaldamento.
Cosa cambia davvero nel 2025-2026
Per milioni di italiani non ci sarà alcun divieto totale alla legna, ma chi possiede camini aperti o stufe obsolete deve fare attenzione. Le Regioni con maggiore inquinamento hanno già introdotto divieti, e altre potrebbero seguirne l’esempio.
In sostanza:
- chi ha impianti certificati a 3-4 stelle o più può continuare a usarli;
- chi ha apparecchi vecchi rischia multe salate e dovrà valutare la sostituzione;
- sono disponibili bonus e incentivi per facilitare la transizione verso soluzioni più pulite.
Il futuro del riscaldamento a legna in Italia non è segnato da uno “stop” assoluto, ma da una progressiva modernizzazione, con regole più rigide, controlli più frequenti e incentivi per chi sceglie la sostenibilità.
