Un Presunto Omicidio a Padova: Il Caso di Andrea Favero

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Un Presunto Omicidio a Padova: Il Caso di Andrea Favero - Gaeta.it

Il cambio dell’avvocato difensore di Andrea Favero

Andrea Favero, il camionista padovano accusato di aver ucciso la compagna Giada Zanola gettandola dal cavalcavia di Vigonza, ha già cambiato legale. A 24 ore dall’incarico affidato all’avvocato Laura Trevisan del foro di Padova, alla legale proprio stamattina è stato revocato l’incarico. Si è ancora in attesa dell’ufficializzazione del nome del nuovo legale dell’uomo.

L’autopsia sul corpo di Giada: Cosa rivelerà?

Terminata ieri in tarda serata, all’istituto di medicina legale di Padova, l’autopsia sul corpo di Giada da parte del medico legale incaricato, il professore Claudio Terranova. Gli esiti definitivi, compresi quelli tossicologici per sapere se la donna sia stata drogata o avvelenata, non sono ancora stati comunicati ufficialmente. Tuttavia, da un primissimo esame, sembrerebbe che non siano emersi segni di lesioni compatibili con un’aggressione da parte del compagno. Alcuni segni sul collo risalirebbero ad alcuni giorni prima, come la donna avrebbe riferito ad un’amica parlando delle aggressioni da parte del compagno.

La “grave base indiziaria” contro Favero: Le prove contro di lui

Le parziali ammissioni fatte alla polizia, insieme alle telecamere e alle testimonianze raccolte subito dopo il ritrovamento del corpo senza vita della mamma di 33 anni spinta dal cavalcavia della A4. Questa è la “grave base indiziaria” che ha portato al fermo di Andrea Favero, il compagno di 38 anni, ora accusato di omicidio. Se inizialmente si era trattato come suicidio, le telecamere puntate sul tratto autostradale, insieme alle ammissioni di un “rapporto burrascoso e conflittuale”, hanno cambiato le indagini. La telefonata alla vittima o i messaggi inviati subito dopo il delitto “rappresentano una messa in scena” per il sostituto procuratore Giorgio Falcone.

La versione di Favero: Un amore controverso

Il ritorno a casa e poi la mattina il messaggio, inviato alle 7.38 sul cellulare della vittima, sarebbero, per la procura, un tentativo di depistare. Se i “vuoti di memoria” sono parte della “messa in scena”, appare “chiara l’esistenza di un forte movente: il suo viscerale attaccamento al figlio”. La paura di perderlo, presunte minacce “reiterate anche e soprattutto pochi istanti prima dell’omicidio” scrive il pm di Padova.

Le sospettate intenzioni di Favero

Per la pubblica accusa “appaiono inquietanti i sospetti maturati dalla vittima di essere in qualche modo drogata dall’indagato”. L’autopsia potrà svelare eventuali presenze di sostanze tossiche. Un’amica della vittima riferisce che la 33enne “le aveva confidato di aver paura dell’indagato” e “aveva visto anche le foto delle ecchimosi riportate dalla vittima a seguito del litigio del 27 maggio“.

Ipotesi alternative escluse

Per il pm Falcone, non sussiste il minimo dubbio che la vittima non avesse alcuna ragione di suicidarsi. La donna si trovava in una posizione di forza nei confronti del compagno e stava cambiando lavoro per andare a lavorare presso lo stesso distributore del suo amante. Anche la famiglia e un’amica escludono l’ipotesi di suicidio, descrivendo la vittima come una donna serena e con una vita in crescita sia personalmente che professionalmente.

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