Irene Pivetti condannata a 4 anni per autoriciclaggio ed evasione fiscale: richiesta del pm Tarzia

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Irene Pivetti condannata a 4 anni per autoriciclaggio ed evasione fiscale: richiesta del pm Tarzia - Gaeta.it

Introduzione: L’ex presidente della Camera Irene Pivetti è al centro di un’inchiesta che la vede accusata di autoriciclaggio ed evasione fiscale. Il pm di Milano Giovanni Tarzia ha avanzato la richiesta di una condanna a 4 anni per la Pivetti, insieme ad altre tre condanne per gli altri indagati coinvolti nel caso.

Le operazioni commerciali e le Ferrari Gran Turismo

L’inchiesta ruota attorno a una serie di operazioni commerciali, in particolare la compravendita di tre Ferrari Gran Turismo, che sarebbero state utilizzate per occultare un’evasione fiscale. Irene Pivetti, in qualità di legale rappresentante di società con sede in Polonia e Hong Kong, è accusata di aver contribuito ad evadere imposte per oltre 5 milioni di euro insieme agli altri indagati.

1.1 La mancanza di attenuanti per Irene Pivetti
Secondo la pubblica accusa, Irene Pivetti non ha diritto a beneficiare di attenuanti in quanto figura che ha ricoperto ruoli istituzionali di rilievo. La sua mancanza di collaborazione durante le indagini e una ricostruzione confusa le vengono contestate, considerando il suo passato istituzionale e l’attuale ricezione di un vitalizio pagato dai cittadini.

Le accuse e le richieste di condanna

Oltre a Irene Pivetti, sono coinvolte nel processo altre figure come il pilota di rally Leonardo Isolani, la moglie Manuela Mascoli e la figlia di quest’ultima, Giorgia Giovannelli. La pubblica accusa ha avanzato richieste di condanna a 3 anni per ciascuno di loro, sostenendo che la Pivetti avesse conoscenza delle difficoltà finanziarie di Isolani e lo avesse assistito nella sottrazione dei beni, tra cui le tre Ferrari, dalle procedure di riscossione fiscale.

2.1 L’accusa di autoriciclaggio e evasione fiscale
Irene Pivetti viene inoltre accusata di avere evaso tasse per circa 3,5 milioni di euro, somme rimpiegate in attività imprenditoriali e finanziarie che le valgono l’accusa di autoriciclaggio. Il pm Tarzia ha evidenziato la natura simulata dei contratti e l’assenza di transazioni finanziarie dirette sul conto corrente delle società coinvolte, adottando pratiche fraudolente per ostacolare il controllo dell’amministrazione finanziaria.

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